La leggenda di Carletto

rovetta leggenda del carlettoIl tempo sortisce un curioso effetto sulle leggende peculiari di ogni territorio: di generazione in generazione il racconto si colora arricchendosi di particolari o perdendone altri, come nel "telefono senza fili", un gioco da cortile semplice e divertente che i bambini ancora alternano a passatempi più moderni.
Esistono diverse versioni della leggenda di Carletto, che i più anziani raccontavano nelle stalle di sera, al termine delle dure giornate di lavoro nei campi. Così i nonni insegnavano ai bimbi il rispetto per i genitori e gli adulti, dissuadendo i piccoli dal giocare nella Val Biellone, legittimamente considerata ricca di pericoli.

La realizzazione di questo articolo si deve alla collaborazione di Renata Nonis, presidentessa dell'Associazione rovettese "L'Era del '900", impegnata nella salvaguardia e nello sviluppo di turismo, cultura e agricoltura.

Il racconto, nato prima del Concilio di Trento - all’epoca in cui i dannati non venivano sepolti nel cimitero, ma in terreni isolati o poco frequentati nei dintorni del paese - aveva anche lo scopo di spiegare i boati e le frequenti alluvioni che affliggevano la Valle, oggi bonificata.

Carletto giocava sul piazzale della Chiesa con gli altri bambini del paese. La mamma lo chiamava e lo chiamava, ma lui non rispondeva. Infuriata, la mamma scese in piazza e lo afferrò per un braccio per portarlo a casa. Carletto, cercando di divincolarsi dalla presa, allungò un sonoro schiaffo alla mamma. Tutti i presenti, che avevano osservato la scena, ammutolirono.
Quella sera Carletto andò a letto e non si sveglio più: i genitori lo trovarono morto il mattino seguente. L’intero paese partecipò con pena e cordoglio alla cerimonia funebre: un lungo corteo accompagnò il feretro del bambino al cimitero, dove avvenne la sepoltura.

Il mattino seguente alcune donne si recarono, come ogni mattina, al cimitero. Giunte in prossimità della tomba di Carletto rimasero attonite per la sorpresa: la bara era dissotterrata a fianco della lapide!
Le signore, ancora sbigottite, corsero immediatamente dal Parroco e lo avvisarono dell’accaduto. Nei giorni successivi Carletto venne inumato per ben tre volte, ma ogni mattina la bara veniva ritrovata disseppellita, alla luce del sole. La terra consacrata del cimitero rifiutava di accogliere Carletto per il grave gesto che aveva fatto alla sua mamma.
Il Parroco dispose allora la sepoltura nella vicina Valle Biellone: uno sparuto corteo si incamminò lungo un sentiero e interrò la bara nel mezzo della boscaglia.
Quella sera, dopo i rintocchi dell’Ave Maria serale, in paese giunsero le urla di Carletto, che non si dava pace. I bimbi erano soliti lasciare i giochi e rientrare a casa qualche momento prima del suono delle campane.

Qualche tempo dopo, in una fredda giornata di gennaio, la famiglia Beccarelli era intenta “nell’era” nei preparativi per l’uccisione del maiale. Richiamati dalle urla che giungevano dalla strada, alcuni componenti della famiglia schiusero il portone e spiarono all’esterno, assistendo ad una macabra processione: un corteo di morti viventi accompagnava un feretro sigillato, sostenuto da quattro uomini con la testa da coniglio. Dentro la bara Carletto gridava e si dimenava.
Il corteo si ripresentò puntuale ogni sera, dopo il rintocco dell’Ave Maria, partendo dalla Valle e percorrendo penosamente le vie che circondavano il paese, per poi fare ritorno nel bosco.

Chi non credesse alla leggenda qui raccontata, potrà recarsi nella Valle: lungo il sentiero troverà una lapide. L’incisione? “Qui giace Carletto”.

associazione l'era del 900 rovetta

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