Denti e Perditempo

detti bergamaschi: denti e perditempoForse bisognerà scavare un poco nella memoria per ritrovare alcuni termini dialettali ormai resi obsoleti da locuzioni che sembrano più “moderne” o più alla moda. Non è detto che ciò sia più significativo di quanto si usava una volta. Allora voglio proporvi alcune affermazioni che mi sono venute alla mente pensando a quando ero bambino e, a volte, passavo il pomeriggio a casa della cara nonna materna.

Da soggetto iper attivo o irrequieto che dir si voglia, spesso mi sentivo richiamato con l’affermazione “io, l’i stà mai ferèm ü menüt, al gà adòs l’arzènt vìf” (non sta fermo un minuto, ha addosso l’argento vivo..). Non ho mai capito cosa c’entrasse l’argento vivo, ma la cosa mi piaceva tanto sentirla dire.
Come quando stavo su di una sedia e dondolavo con l’evidente rischio di cadere mi si richiamava dicendo: “desmèt de dondà chè to burlèt zò”. Se “dondà”, oppure “dundulà” indicano un movimento, l’accezione “dindulà” o “dindunà” hanno un altro significato: cioè perdere inutilmente il tempo, indugiare, o andare in giro senza meta e senza sapere cosa fare, o senza voglia di far niente. “Dindulà ‘n giro” oppure “’ndà sdindolèt”, o ancora “’ndà strigossèt”.
Fra le tante affermazioni che mi incuriosivano mi torna alla mente quella che diceva “io fiöi sa l’è zèrp, al fa gnì longh i dècc”, e non mi spiegavo come in un attimo, addentando qualcosa di acerbo, potessero allungarsi i denti! É questo un effetto che, nel buon italiano si dice “allapare”, e che si riscontra quando si assaporarono certe sostanze particolarmente acide o asprigne. Peccato perché i denti crescono da piccoli, non si allungano più di tanto, poi cominciano a cadere e allora, oggi, si ricorre alle protesi, ma “quando s’gà piö i so dècc...”, allora torna alla mente un’altro detto di antica memoria: “quando ghìe i décc al ghìa mìa ol pà, adèss che gò ol pà, gò piö i décc”. Quando avevo i denti non c’era il pane, adesso che non ho più i denti ho il pane.

dighèt del bù? - pillole di dialetto bergamasco
Dighèt del bù? è a cura di Giulià Tudeschì
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