
Tratteremo questo mese di come, attraverso i detti dialettali, viene considerata l’esperienza.
"
Al val piö la pratica de la gramatica" (vale più la pratica della grammatica) come dire che conta di più l’atto pratico che l’aspetto teorico.
"
Ol fa l’insegna a fa" (il fare insegna a fare), "
Chi no sa fa, no sa comandà" (chi non sa fare non sa neppure comandare) tuttavia sappiamo che “
nissü i nas maester" (nessuno nasce maestro).
Certo che l’esperienza ce la si fa anche sbagliando infatti "
quando s’è stacc iscotàc da l’acqua colda, s’ gh’à pura a’ de chèla fregia" (quando si è stati scottati dall’acqua calda, si ha paura anche di quella fredda) salomonicamente si diceva "
chi non pròa, no crèd" (chi non prova, non crede).
Concludendo "
Töcc i laùr bisognerès pödì fai du olte" (tutte le cose bisognerebbe poterle far due volte) e allora "
Quando s’è ècc bisognerès pödì turnà zuègn" (quando si è vecchi bisognerebbe poter tornare giovani) cioè da giovani bisognerebbe avere l’esperienza che si ha da vecchi, ma sappiamo bene che: "se il giovane volesse e il vecchio potesse, non vi sarebbe cosa che non si facesse".