Il Progetto Pace e gli studenti degli Istituti Superiori del territorio segnalano due interessanti iniziative a scopo benefico, previste per Venerdì 14 e Martedì 17 Marzo 2009.
Il primo appuntamento è fissato per Venerdì 14 Marzo 2009 dalle 10:30 alle 10:50 presso il cortile esterno dell’Istituto Fantoni (Via Barbarigo) e consisterà nella distribuzione di circa 400 banane biologiche del commercio equo e solidale tra gli studenti che, nei giorni scorsi hanno, avuto sostenuto lezioni e incontri in ordine al nobile “Progetto Costa Rica”, iniziativa della Cooperativa Nuova Solidarietà - Bottega del Mondo di Clusone per sostenere degli agricoltori di Coopetrabasur impegnati nell'importante impresa di convertire la piantagione da loro gestita in cooperativa in agricoltura biologica. Maggiori informazioni al riguardo sono disponibili nella seconda parte di questo articolo. La seconda iniziativa si terrà Martedì 17 Marzo 2009 dalle 10:50 alle 12:35 presso l'aula Magna dell’Istituto Rezzara, dove gli studenti del "Fantoni" e del "Rezzara" incontreranno Shulamit Tamara Rabinowitz (israeliana) e Najwa F. I. Saadeh (palestinese), due donne facenti parte di Parent's Circle, un’associazione formata da diverse centinaia di genitori in lutto (hanno perso un figlio/a durante gli anni del conflitto per mano dell’esercito o per azioni terroristiche) che si sono riuniti in gruppo per sostenere insieme l’impegno di per portare la pace fra israeliani e palestinesi.
L'obiettivo che i Parent's circle desiderano portare avanti viene accompagnato da numerose iniziative tra cui incontri nelle diverse scuole, nelle quali raccontano la loro esperienza, l'importanza della non violenza e il rifiuto della vendetta. Al termine dell'incontro le due donne saranno al Respublik di Fino del Monte, per un pranzo conviviale con i responsabili di alcune associazioni e movimenti attivi sul territorio per la sensibilizzazione sulla questione ebraico-palestinese.
Il “Fantoni”conosce e sostiene il progetto Coopetrabasur in Costa Rica per dare valore reale all'uomo e all'ambiente. La sigla COOPETRABASUR sta per “Cooperativa de Trabajadores Bananeros del Sur” (Cooperativa di lavoratori bananieri del Sud) ed identifica un’associazione del Costa Rica, posta vicino al confine con Panama, che ha alle spalle un percorso significativo ed anche, in un certo senso, esemplare. Se le multinazionali delle banane talvolta creano non pochi problemi quando sono presenti in una regione, possono causare scompensi anche quando se ne vanno. Nel 1979 Chiquita decise di abbandonare le proprie piantagioni nella regione nel sud del Costa Rica, al confine con Panama. Ne derivò una situazione di disordine sociale ed economico: una settantina di ex lavoratori delle piantagioni si fecero proprietari della struttura ed acquisirono 500 ettari di terra, amministrandoli collettivamente: Nasce COOPETRABASUR. Fino al 1996 Coopetrabasur ha venduto alla Chiquita la propria produzione, ricevendo in cambio assistenza tecnica e creditizia. Questa situazione è un esempio del processo attraverso il quale le multinazionali in alcuni casi e soprattutto negli ultimi tempi hanno deciso di non gestire più direttamente le terre, preferendo accordi con fornitori locali a cui poi pagano poco le banane e a cui non riconoscono alcuna protezione sociale. Oggi Coopetrabasur è una cooperativa autogestita, in quanto i soci sono lavoratori, proprietari e amministratori. Il consiglio di amministrazione è composto da sette membri ed esistono anche due comitati: uno di vigilanza e uno per l’educazione e il benessere sociale. Dopo quasi trent’anni di lavoro oggi Coopetrabasur occupa più o meno 230 persone, oltre ai 69 soci fondatori e garantisce un sostegno a 1600 persone che dipendono da questa attività. Nel 1997 la cooperativa è stata certificata da FLO (l’organismo che concede il marchio equo ad alcuni prodotti distribuiti nei supermercati). È così iniziata l’esportazione attraverso i canali del fair trade. La cooperativa possiede 500 ettari, di cui circa la metà sono dedicati alla produzione di banane che è suddivisa in tre fincas nelle quali si svolgono il processo di lavaggio, la selezione, l’inscatolamento. Ogni socio gestisce dunque in media un appezzamento di circa sette ettari. Le piantagioni sono dotate di teleferiche per il trasporto delle banane, per evitare che i lavoratori debbano percorrere chilometri con il casco sulle spalle. Nelle altre terre della cooperativa la coltura principale è la palma da olio. Coopetrabasur produce circa 10mila casse di banane alla settimana; ne vende tra il 60 e il 70% tramite il circuito del fair trade. Per i lavoratori i salari sono leggermente più alti rispetto alle altre piantagioni, arrivando in certi periodi a sfiorare i 300 dollari al mese (nella vicina Ecuador nel 2000 venivano pagati solo 2 dollari al giorno e senza garantire nessuna protezione sociale!). Nella settimana di lavoro si dedicano quattro giorni alla raccolta di banane, il resto del tempo viene impiegato per i lavori di imballaggio e di manutenzione della piantagione. Si consente il lavoro ai ragazzi di almeno 14 anni, solo negli orari e nei periodi dell’anno in cui non c’è scuola; ai ragazzi sono inoltre vietati i lavori più pesanti. Alcuni lavoratori vivono in case fornite dalla cooperativa. Ecco come Elia Ruth Zuniga, un lavoratore delle fattorie di Coopetrabasur, analizza i cambiamenti prodotti dal commercio equo e solidale in Costa Rica. “Grazie al fair trade i nostri salari sono aumentati; inoltre abbiamo acqua corrente ed elettricità”. Arturo Gomez, uno dei soci fondatori della cooperativa, ricorda che: “Prima non ero altro che un contadino che prendeva una cassa di banane per caricarla sul treno. Era la mia unica responsabilità. Poi con il nuovo sistema del fair trade sono diventato un contadino che fa affari con tutto il mondo, un contadino che può scrivere sulla propria cassa di banane "Coopetrabasur, Costa Rica". I risultati ottenuti? L’eliminazione dell’uso del paraquat, un potente diserbante; la razionalizzazione dell’uso di pesticidi come la sigatoka con il permesso per il passaggio degli elicotteri sopra le piantagioni concesso ogni 15 giorni e solo nei fine settimana, quando non si lavora, dopo aver opportunamente affisso cartelli che avvisino preventivamente i lavoratori sul giorno e ora della fumigazione e dopo aver eliminato la funzione dei bandilleros, lavoratori cioè che in precedenza guidavano dal suolo la rotta degli elicotteri mediante l’uso di bandierine segnalatrici; la significativa riduzione nell’uso di clorpirifos, un insetticida di cui sono impregnati i sacchi di plastica in cui vengono avvolte le banane e che vengono avvicinati e toccati dai lavoratori in fase di confezionamento. Inoltre tutti i lavoratori vengono forniti di abbigliamento e attrezzature adeguati alle loro mansioni e partecipano a corsi di formazione tecnica come, ad esempio, organizzazione aziendale e valutazione di progetti, corsi di ebanisteria, meccanica, lavorazione del feltro, estetiste, taglio e cucito, panetteria e pasticceria, informatica, manutenzione computer, elettricisti… Sono stati realizzati programmi in favore della comunità tipo un’infermeria, il trasporto all’ospedale, una sorta di ambulatorio, migliori condizioni abitative e scuole. Una nuova sfida Nel 2008 Coopetrabasur ha deciso di rilanciare la propria attività accettando una nuova sfida: produrre banane riducendo ulteriormente l’impatto ambientale senza compromettere la sostenibilità economica, attraverso l’eliminazione completa dei prodotti tossici usati nel trattamento delle piante, che in passato hanno causato danni ai lavoratori e all’ambiente. Individuato questo obiettivo, Coopetrabasur ha formulato un progetto di assistenza tecnica coinvolgendo realtà produttive locali (per apprendere le tecniche di compostaggio): il costo preventivato è risultato però al di sopra delle possibilità di investimento della cooperativa. Coopetrabasur ha così deciso di cercare un partner attraverso la rete del Fair Trade, in grado non solo di apportare il mero contributo economico ma anche di sostenere il percorso di riduzione dell’impatto ambientale dal punto di vista culturale e sociale. La richiesta di Coopetrabasur è arrivata al Consorzio Ctm altromercato, la maggiore rete Fair Trade in Italia, che ha quindi coinvolto la Cooperativa Nuova Solidarietà di CLUSONE BG, in qualità di socio, per presentare il progetto alla Fondazione CARIPLO. I fondi destinati a tale progetto fungono da apporto per la prima fase del programma di Coopetrabasur, consistente nella sperimentazione su 14 ettari, nei quali applicare compost e tecniche di lotta integrata, e nel monitoraggio dei risultati. In caso di successo della sperimentazione, COOPETRABASUR procederà con la seconda fase che prevede l’applicazione di compost e di tecniche di lotta integrata su tutti i 240 ettari di proprietà su cui sta producendo banane per l’export. Tale progetto è di grande importanza e interesse non solo perché va nella direzione della tutela ambientale, del rilancio e della qualificazione di un produttore del circuito del commercio equo e del rispetto del consumatore, ma anche perché contiene un valore aggiunto importante per tutti noi: la creazione di una partnership tra l’organizzazione di produttori in Costa Rica e la comunità della Valle Seriana, in cui si svolge dal 1991 l’attività di promozione del Commercio Equo della coop Nuova Solidarietà. Si intente inoltre appoggiare, tramite il mantenimento/incremento della domanda da parte dei consumatori e le competenze tecniche dei produttori, il programma di riduzione dell’impatto ambientale della produzione di banane avviato da COOPETRABASUR e sensibilizzare i consumatori della Val Seriana sulle problematiche sociali, ambientali e di sfruttamento legate alla produzione delle banane e sulle alternative attuate dalle organizzazioni del Fair Trade. |