
Prendiamo in considerazione, questo mese, alcune parole e locuzioni che iniziano con la R.
"
Rabia" c’è poco da tradurre è lo stesso termine che troviamo in italiano, con la sola differenza che ha una b in meno. "
Sborà fò d’la rabia" scoppiare di rabbia, "
èsèr rabiùs" essere arrabbiato.
A volte questa sconveniente situazione può degenerare anche in "
rampàs adòs" venire alle mani, azzuffarsi. In misura meno cruenta si può dire "
rampinàs" oppure "
chèl lé lè prope ü rampì" come dire di uno che va in cerca di bisticciare o di attaccar briga. Ma meglio di tutti in proposito è il detto: "
No lè amur fina se no la sé rampìna" Non è amore fino se non si bisticcia.
Quando si bisticcia, inevitabilmente "
a ‘s fa sö ‘la regàda" (si fa del chiasso), ma ci sono anche quelli che, senza bisticciare "
i fa sö ‘la regàda" perché "
i è di burdelù". Queste ultime locuzioni hanno il doppio significato di chi magari parla ad alta voce ma, più spesso indicano quei soggetti che, per fare una cosa anche semplice, mettono in piedi un gran trambusto o creano tanti problemi inesistenti.
Concludo con un elemento molto importante per la quadratura morale: "
éss ü ‘n om de resù", "
stà sö la resù", essere un uomo di ragione, stare sulla ragione, che vuol dire uomo a modo, uomo di pregio morale che sa stare nei termini, qualità rara e sopraffina ancora oggi.