Il 10 dicembre 1948 l’Assemblea delle Nazioni Unite adottava e proclamava la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. Espressione di una coscienza etica universale, la Dichiarazione ha reso ogni uomo sia oggetto di rispetto che, contemporaneamente, soggetto responsabile. Da allora il riconoscimento dell’altro nel rispetto dei propri diritti è diventato un imperativo morale per il singolo e per la società intera. Questa situazione ci rende tutti sentinelle, pronte a scrutare la realtà e a denunciare ciò che deve essere visto come violazione della dignità della persona e ad affermare perentoriamente l’inviolabilità dell’essere umano. Seguendo lo spirito di allora, ancora oggi deve essere ribadito che i diritti umani derivano dalla dignità e dall’innato valore della persona umana; che la promozione e la tutela dei diritti è un problema prioritario per la comunità internazionale; che la democrazia, lo sviluppo e il rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali sono interdipendenti e si rinforzano l’uno con l’altro; che il diritto allo sviluppo è un diritto universale e inalienabile.
Questo lavoro è stato ideato e realizzato da alcuni alunni e insegnanti all’interno del PROGETTO PACE dell’Istituto d’Istruzione Superiore “A. Fantoni” di Clusone (Bergamo). Quello che segue vuole essere un contributo perché ciò che è stato affermato “un giorno” possa valere “per sempre”. [scarica queste riflessioni in formato .PDF] GENNAIO
“Ecco la difficoltà di questi tempi: gli ideali, i sogni, le splendide speranze non sono ancora sorti in noi che già sono colpiti e completamente distrutti dalla crudele realtà. È un gran miracolo che io non abbia rinunciato a tutte le mie speranze perché esse sembrano assurde e inattuabili. Le conservo ancora, nonostante tutto, perché continuo a credere all’intima bontà dell’uomo. Mi è impossibile costruire tutto sulla base della morte, della miseria, della confusione. Vedo il mondo mutarsi lentamente in un deserto, odo sempre più forte l’avvicinarsi del rombo che ucciderà noi pure, partecipo al dolore di milioni di uomini, eppure, quando guardo il cielo, penso che tutto volgerà di nuovo al bene, che anche questa spietata durezza cesserà, che torneranno l’ordine, la pace e la serenità. Intanto debbo conservare intatti i miei ideali”. È una coscienza che soffre quella di questa umanità che desidera il mondo intravisto dentro le parole dei diritti. E non può essere che una coscienza sofferente se, in un tempo ancora crudele, l’ideale desiderato è davvero voluto e cercato. Se crediamo all’intima bontà dell’uomo non possiamo non partecipare a questa sofferenza generatrice e alle doglie di questo parto.
Anna Frank, Diario. FEBBRAIO Il riconoscimento della dignità come fondamento di libertà, di giustizia e di pace “Sappi che ogni faccia è un miracolo. È unica. Non potrai mai trovare due facce assolutamente identiche. Non hanno importanza bellezza o bruttezza: sono cose relative. Ogni faccia è simbolo della vita, e ogni vita merita rispetto. Nessuno ha il diritto di umiliare un’altra persona. Ciascuno ha diritto alla sua dignità. Con il rispetto di ciascuno si rende omaggio alla vita in tutto ciò che ha di bello, di meraviglioso, di diverso e di inatteso. Si dà testimonianza del rispetto per se stessi trattando gli altri con dignità”. E senza questo riconoscimento dell’altro e della sua inviolabile dignità, non trovano fondamento libertà, giustizia e pace; anche se la dignità non ha altra forma e consistenza se non quella che libertà, giustizia e pace possono dare. L’una e le altre sono alla ricerca di una sintesi. Ma proprio la ricerca continua della sintesi dà forma alla nostra umanità che è rispettata solo se l’altro non è violato.
Tahar Ben Jelloun, Il razzismo spiegato a mia figlia. MARZO I popoli delle Nazioni Unite hanno deciso di promuovere il progresso sociale e un migliore tenore di vita in una maggiore libertà Ci ha insegnato Simone Weil: “È eterno solo il dovere verso l’essere umano come tale. Quest’obbligo è incondizionato. Se è fondato su qualcosa, questo non appartiene al nostro mondo. Nel nostro mondo non è fondato su nulla. È l’unico obbligo relativo alle cose umane che non sia sottomesso a condizione alcuna. Quest’obbligo non ha un fondamento, bensì una verifica nell’accordo della coscienza universale. È espresso da taluni dei più antichi testi che ci siano stati conservati. Viene riconosciuto da tutti e in tutti i casi particolari dove non è combattuto dagli interessi e dalla passione. Il progresso si misura su di esso”. All’origine di ogni progresso sociale e di una migliore condizione di vita per tutti stanno i diritti fondamentali proclamati e difesi; ma all’origine dei diritti, che fondano il progresso, sta il dovere, l’obbligo verso l’essere umano in quanto tale.
Simone Weil, La prima radice. Preludio a una dichiarazione dei doveri verso l’essere umano. APRILE Senza distinzione alcuna… La distinzione di pelle, di religione, di razza, di sesso può diventare non sinonimo di ricchezza nella diversità ma discriminazione, esclusione e razzismo. Proprio contro questa forma di distinzione dobbiamo lottare, a partire dalle realtà più prossime e usuali. “Una pace futura potrà essere veramente tale solo se prima sarà stata trovata da ognuno in se stesso, se ogni uomo si sarà liberato dall’odio contro il prossimo, di qualunque razza o popolo, se avrà superato quest’odio e l’avrà trasformato in qualcosa di diverso, forse alla lunga in amore se non è chiedere troppo. È l’unica soluzione possibile. E così potrei continuare per pagine e pagine. Quel pezzo di eternità che ci portiamo dentro può essere espresso in una parola come in dieci volumi”.
Etty Hillesum, Diario 1941-1943. MAGGIO Art.1… 2… 3… … 30: ogni giorno, tutti i giorni, senza eccezione Casualità: gli articoli della dichiarazione sono 30. Non c’è idea migliore che dedicarci un calendario. Ogni giorno un diritto. E con l’intera Dichiarazione un mese è riempito facilmente. E se fanno problema i mesi di 31 giorni, possiamo sempre recuperare qualcosa dal febbraio. Un giorno un diritto. Dobbiamo però fare attenzione perché può passare l’idea che solo in quel determinato giorno si debba citare quel preciso articolo e realizzare il relativo diritto. La Dichiarazione universale non specifica i tempi di realizzazione dei diritti: è sottinteso che in qualsiasi momento e in ogni luogo il singolo diritto deve essere rispettato. Non si ammettono eccezioni di luogo o di tempo. E quindi: tutti i diritti, ogni giorno, in ogni luogo, senza eccezioni. Al di là dei calcoli e delle battute, il presente e il futuro non possono più essere il tempo passato dell’inconsapevolezza o, peggio ancora, dell’indifferenza. La Dichiarazione è un punto di non ritorno rispetto a ciò che è stato come sopraffazione, disumanità e violazione. Ciò che è scritto è destino. Un po’ come il tempo: irreversibile.
GIUGNO Tutti… Tutti gli esseri umani… Ogni individuo… Nessuno… Uomini e donne… Nel testo della Dichiarazione, come un’ossessione, si ripete continuamente “tutti” “nessuno” “tutti gli esseri umani” “ogni individuo”. Lo si esprime in forma positiva o negativa, in forma singolare o plurale, in astratto o in riferimento al genere, fino quasi ad esaurire le formule e le espressioni. L’universalità è il concetto fondamentale e il destinatario dei diritti proclamati, che non comporta esclusioni o eccezioni. “L’aspetto caratteristico del nostro secolo – e se non vado errato, ancor di più di quello venturo – è prendere coscienza del fatto che apparteniamo a una stessa specie e che l’umanità deve cercare di salvarsi tutta insieme… altrimenti moriremo tutti, chi prima, chi poi. Parlare di “specie umana” o, per meglio dire, di “umanità”, non significa utilizzare un concetto puramente biologico, ma mirare ad un progetto comune, a un modo di comprendere l’essenza umana a partire dalla sua fondamentale fratellanza. Equivale a qualcosa che potremmo riassumere così: essere umano significa non riuscire a capire se stessi se si trascura e s’ignora il resto dei propri simili”.
Fernando Savater, Etica per un figlio. LUGLIO Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà e alla sicurezza della propria persona Sentiamo risuonare ancora con forza e verità le parole del pastore, maestro della nonviolenza, che in nome della libertà, della sicurezza e della vita e per amore del diritto del fratello, esponeva se stesso all’odio, al fanatismo e alla morte. “Fateci quello che volete e noi continueremo ad amarvi. Noi non possiamo, in buona coscienza, obbedire alle vostre leggi ingiuste. Metteteci in prigione e noi vi ameremo ancora. Lanciateci bombe sulle nostre case e minacciate i nostri figli e noi vi ameremo ancora. Mandate i vostri incappucciati sicari nelle nostre case nella notte, batteteci e lasciateci mezzi morti e noi vi ameremo ancora. Ma siate sicuri che noi vi vinceremo con la nostra capacità di soffrire. Un giorno noi conquisteremo la libertà, ma non solo per noi stessi: faremo talmente appello al vostro cuore e alla vostra coscienza che alla lunga conquisteremo voi”. Utopico e rivoluzionario questo incrocio di vita, sicurezza e libertà messi in gioco proprio per affermarli come inalienabili fondamenta della nuova civiltà della fratellanza universale.
Martin Luther King, La forza di amare. AGOSTO Nessun individuo può essere tenuto in stato di schiavitù… sotto qualsiasi forma In realtà la schiavitù è un business in continua espansione e il numero degli schiavi è in aumento in tutto il mondo. Ma di questo è difficile accorgersi, poiché la schiavitù ha a che vedere con la nostra vita in modo indiretto. Così ci insegna Kevin Bales parlando di merce umana nell’economia globale: “Può darsi che le scarpe che calzate e il tappeto che calpestate siano stati fatti da schiavi pakistani. Può darsi che la camicia che indossate e l’anello che portate al dito siano stati rispettivamente cuciti e levigati da qualche schiavo indiano. Sono opera di schiavi i mattoni per la fabbrica che ha prodotto la televisione che guardate. Sono schiavi brasiliani a produrre il carbone che serve a temprare l’acciaio delle sospensioni della vostra automobile o la lama del vostro tagliaerba. Schiavi non pagati. Il vostro pacchetto di investimenti e il vostro fondo pensionistico possiedono azioni di compagnie che impiegano lavoro non pagato nei paesi in via di sviluppo. Gli schiavi mantegono bassi i vostri costi e innalzano i profitti dei vostri investimenti”. Non è più sufficiente combattere la schiavitù come possesso di un essere umano. Bisogna combattere il controllo cioè la schiavitù eretta a sistema, forma invisibile e tuttavia necessaria perché parte integrante del benessere e del consumo di pochi.
Kevin Bales, I nuovi schiavi. SETTEMBRE Diritto… al lavoro, all’istruzione, alla salute Perché ne va della dignità della persona. Infatti: Un uomo senza lavoro è un padre che non ha il pane per sfamare i propri piccoli, è un giovane che non ha prospettive e futuro, è un anziano che non ha sostegno e cure. Un uomo senza istruzione è un bambino sfruttato e senza possibilità, è un giovane senza formazione e perennemente ai margini, è un adulto senza pensiero e senza coscienza critica. Un uomo senza salute è un bambino o un giovane che non ha avuto le cure e l’assistenza necessarie, è un adulto che non è stato tutelato, è un anziano che si sente ancora più solo e abbandonato. OTTOBRE Diritto… alla cittadinanza, alla libertà di movimento, alla residenza "Noi tutti vogliamo aiutarci vicendevolmente. Gli esseri umani sono fatti così. Vogliamo vivere della reciproca felicità, ma non della reciproca infelicità. Non vogliamo odiarci e disprezzarci. Al mondo c'è posto per tutti. E la buona terra è ricca e in grado di provvedere a tutti. (...) Non combattete per la schiavitù! Battetevi per la libertà! Nel diciassettesimo capitolo di san Luca sta scritto che il regno di Dio è nell'uomo: non in un uomo o in un gruppo di uomini ma in tutti gli uomini! In voi! Voi, il popolo, avete il potere di rendere questa vita libera e bella, di rendere questa vita una magnifica avventura. E allora, in nome della democrazia, usiamo questo potere, uniamoci tutti. Battiamoci per un mondo nuovo, un mondo buono che dia agli uomini la possibilità di lavorare, che dia alla gioventù un futuro e alla vecchiaia una sicurezza. (...) Battiamoci per liberare il mondo, per abbattere le barriere nazionali, per eliminare l'ingordigia, l'odio e l'intolleranza”. L’essere uomini ci rende cittadini del mondo, liberi di oltrepassare confini, muri e barriere, ma con quel profondo desiderio di abitare un luogo e di mettere le radici in quella terra che è l’umanità. Cittadini e residenti, ma liberi.
Charlie Chaplin, La mia autobiografia (dal discorso del film “Il Grande Dittatore”) NOVEMBRE Nessun individuo potrà essere arbitrariamente arrestato… arbitrariamente privato della proprietà… arbitrariamente… “Dubitate dell’ovvio, all’apparenza inoffensivo. Sondate soprattutto ciò che pare naturale. Vi preghiamo: quello che succede abitualmente non trovatelo normale. Di nulla sia detto “è normale” in questo tempo di sangue e disordine, di meditata arbitrarietà, di umanità “disumanata”, nulla deve sembrarvi naturale così che nulla sia ritenuto immutabile” (Bertold Brecht). La coscienza profetica del poeta che scriveva in tempi di guerra richiama nel nostro tempo il rischio di non vedere ciò che invece deve essere visto per riconoscerne la maschera. Ciò che sembra naturale, normale, abituale, inserito all’interno di un ordine o, peggio ancora, stabilito dalla legge può essere frutto di arbitrio e di prevaricazione rispetto a ciò che la coscienza universale ha posto come perenne valore.
DICEMBRE La dichiarazione dei diritti dell’uomo come ideale comune da raggiungersi da tutti i popoli e da tutte le Nazioni Ebbe a dire Helder Camara: “Qualunque sia la tua condizione di vita, una volta per tutte adotta la famiglia umana. Bada a non sentirti estraneo in nessuna parte del mondo. Sii un uomo fra gli altri. Nessun problema di qualunque popolo ti sia indifferente. Vibra con le gioie e le speranze di ogni figlio del mondo. Fa’ tue le sofferenze e le umiliazioni dei tuoi fratelli in umanità. Vivi a scala mondiale o, meglio, universale. Cancella dal tuo vocabolario le parole nemico, inimicizia, odio, risentimento, rancore”. La dichiarazione è un ideale che rivela il sogno, che ci portiamo dentro, dell’universale appartenenza a qualcosa di più grande di noi che si propone come il senso del nostro essere al mondo. La dichiarazione ce lo ha manifestato al mondo, ma tocca ad ogni uomo riscoprirlo, difenderlo, affermarlo con forza e quindi realizzarlo.
CONCLUSIONE Verso una cittadinanza attiva La nuova coscienza dell’umanità che si attesta nella Dichiarazione universale pone le condizioni per la nascita di un nuovo cittadino e il suo successivo sviluppo. Con la Dichiarazione è emersa in tutto il mondo, anzitutto, l’esigenza di proclamare e difendere i diritti civili e politici, propri di un soggetto alla ricerca di spazi di sé e di possibilità di espressione e di attività. Sulla spinta di grandi movimenti sociali e ideali si sono poi affermati in modo inequivocabile i diritti sociali, condizioni di eguaglianza e di equità, garanzia di un cittadino libero. Infine, si è sempre più presa coscienza della necessità del riconoscimento di nuove categorie di diritti e cioè i diritti alla solidarietà e i diritti alla qualità della vita. Sono diritti che si fanno strada a fatica, radicati nelle coscienze più che nelle cose. Questa evoluzione ha comportato non solo l’applicazione, più universale possibile, dei diritti proclamati, ma soprattutto la maturazione della consapevolezza che i diritti dell’uomo non sono solo diritti individuali, perché l’individuo è intrinsecamente un essere in relazione; che essi non sono solo diritti dell’uomo, ma di tutta la realtà che è coinvolta nell’essere umano; che essi non sono solo diritti ma anche doveri, dal momento che il diritto si afferma all’interno di un legame che comporta un riconoscimento ed una reciprocità. Questa consapevolezza di un diritto che non basta a se stesso ma che per affermarsi ha bisogno di riferirsi ad altro, pone le condizioni per riconoscere un Bene che il diritto afferma ma che non esaurisce nel suo attuarsi. La ricerca di questo Bene diventi per tutti il dovere ultimo che dà solidità ad ogni diritto. Credits Il "Progetto Pace" dell'istituto Fantoni e gli autori sono disponibili per eventuali approfondimenti, suggerimenti, osservazioni e collaborazioni; convinti che dal confronto, dal dialogo e dal lavoro comune possano nascere interessanti nuove prospettive. Realizzazione delle immagini e della grafica a cura di Umberto Gamba [ sito] Stesura dei testi e ricerca dei brani a cura di Damiano Merlini [ email]
I referenti del Progetto Pace informano i lettori di ViviSulSerio circa la disponibilità del Calendario 2008 contenente le riflessioni presentate in questo articolo e le significative illustrazioni a tema. Il formato del calendario è di 24x24 cm, 32 pagine a colori. Per richieste o informazioni di qualsiasi genere, è possibile contattare Umberto Gamba. |