
Cosa si dice nel nostro dialetto di quelli che non vanno d’accordo? "
I sa usma mia" (non si annusano), oppure si dice anche “
I è come cà e gàt” (sono come cane e gatto) nel senso che proprio non si trovano.
Naturalmente se due persone di questo tipo vengono a contatto fra loro è quanto mai probabile che una delle due mandi “al diavolo” l’altra.
A questo proposito “
n’ dà a cà del diàol” (andare alla casa del diavolo) significa sia mandare a quel paese quella persona ma, a volte, assume anche il significato di un viaggio lontano inutile per cercare qualche cosa che si poteva trovare molto più vicino. “
L’è ‘n dàcc fina à la cà del diàol..” oppure “
l’è ‘n dàcc fina in tàta malùra”.
Pensate che il sommo Dante per descriverla, la casa del diavolo, ha impiegato ben trentaquattro canti dell’Inferno, tanto da formare un libro. Per la stessa cosa un altro poeta, un po’ meno sommo (Tullio Santagiuliana), ha impiegato solo quattro parole “
è in culibus mundi” con le quali, sinteticamente ci indica anche il “dove” e il “come”.
Tanto per non deviare dal tema, non me ne vogliano i lettori, mi viene in mente quella legge a cui spesso nel dialetto si faceva riferimento, cioè la “
Lège del Menga”. Incomincia in dialetto e prosegue, sempre in dialetto, dicendo chiaramente che: “
chi l’à ciapàt in del ..” e per fare rima, finisce in italiano con “
… se lo tenga”. Però che leggi strane!