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[Nembro - Trescore - Gorle - Ranica] Stagione teatrale "Palcoscenico 2007 - 2008" Stampa E-mail
Scritto da ViviSulSerio!   
Rassegna teatrale 2007 2008L’Assessorato Culture ed Identità della Regione Lombardia, nell’ambito del progetto “Circuiti Teatrali Lombardi”, presenta il programma della “Stagione teatrale 2007 - 2008”. La Commissione Cineteatro San Filippo Neri curerà la direzione artistica ed organizzativa della stagione teatrale promossa dall’Assessorato alla Cultura del comune di Nembro in collaborazione con i Comuni di Gorle e Trescore Balneario.
Partecipano alla rassegna il teatro S.Filippo Neri di Nembro, il teatro Sorriso di Gorle e il teatro Nuovo di Trescore Balneario. La manifestazione si compone di sedici appuntamenti distribuiti tra novembre 2007 e marzo 2008. Il sipario della rassegna si alza sabato 3 novembre al San Filippo Neri di Nembro con “Nel” di Alessandro Bergonzoni e si conclude il 15 marzo con “Impro! – Duelli Teatrali”; nel mezzo una serie irresistibile di spettacoli divertenti, improvvisazioni teatrali ed emozioni da ricordare.
La biglietteria viene aperta ogni giorno di spettacolo a partire dalle ore 20:00; è anche possibile prenotare telefonicamente al numero 035.470020. L’ingresso è gratuito per i minori di anni 13 accompagnati da un adulto, ad eccezione degli spettacoli di sabato 03 novembre, sabato 8 e 29 dicembre, domenica 27 gennaio, 9 febbraio e 1 marzo.

Calendario spettacoli e trame:

  • Sabato 03 Novembre 2007, ore 20.45
    Teatro San Filippo Neri - Nembro
    Dadaumpa presenta
    Alessandro Bergonzoni in
    NEL
    Regia di Alessandro Bergonzoni

    Ritorna al Teatro San Filippo di Nembro, Alessandro Bergonzoni, con una nuova produzione che sta girando l’Italia da pochi giorni. Una delle prime repliche di questa nuova produzione del nostro artificiere di parole che se passa di qui spesso è perché ci illumina, dentro, dietro e davanti, sopra e sotto… perché alla fine dello spettacolo, il giorno dopo, la settimana dopo quel bagliore ci illumina ancora e ci capita di sorprenderci a ridere ancora al ricordo delle sue parole… ma ecco con che cosa ci provocano il regista Riccardo Rodolfi ed Alessandro Bergonzoni in persona.
    Un’ideale corda tesa a delimitare gli spazi del monolog da quelli del soliloquio. Un attore-attore che si muove nella ricerca di una precisione contemporaneamente complessa e comicamente dissonante. Uno spazio per sottolineare la reale linea d’ombra di Alessandro Bergonzoni, mai come stavolta sotto i vostri occhi e sotto i vostri cervelli ( Riccardo Rodolfi).
    Marco, il territorio. NEL (fare) NEL (mentre) NEL (posto) NEL (momento) NEL (contesto) NEL (pensato) NEL (dire) NEL (fare) NEL (guardare): il dentresco una sorta di sorte, questo è il costrutto: costruire un distrutto. L’illuminata delimitazione (bergon-zone) è il retroquadro di punti scardinati, NO (negazione del Nord), SU (la parte altra del Sud), ES (essere come abbreviazione di Est), OV’EST (dov’è). Dove è tutto?, Li mentre si è la (nella memoria fotografica). Nell’energia enucleare perché estrarre la forza chiusa costa, Uno spettacolo sulla cauzione per sprigionare le forze. Aprimi cielo.

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  • Sabato 10 Novembre 2007, ore 20.45
    Teatro San Filippo Neri - Nembro
    ATIR presenta
    Arianna Scommegna in
    Qui Citta di M.
    Regia di Serena Sinigaglia

    Quando un interesse ti dura per anni e sopravvive alla naturale usura del tempo in generale ma soprattutto di quello nostro particolare (un tempo che consuma ogni cosa alla velocità della luce), quando, dico, un interesse resiste e torna a chiamarti e a chiederti spazio, puoi a pieno titolo ritenerti possessore di una passione…vera. E tale è ciò che provo per i gialli tutti, quelli raffinati ma anche quelli di cassetta, tutti, davvero tutti i tipi…mi divertono, mi distraggono, sono come delle buone parole crociate, rebus, matematica, gioco. Qui città di M. è innanzi tutto un giallo a tutti gli effetti, genere per altro assai poco praticato in teatro ma da me già precedentemente affrontato con gran soddisfazione. Quando vivi in una città dove: a) Non si respira, b) Non si vede, c) Non si ascolta. Arrivi a chiederti…perché ci resto ancora? Cosa ci faccio qui? E perché ci sono affezionata? Cosa mi porta ad amare qualcosa che mi respinge? Solo perché ci sono nata? Possibile? Da tanto voglio parlare di questa stupenda e misera città che mi ha insegnato a vivere, questa città brutta, questa città che in pochi hanno osato cantare, questa città che mi ha saputo dare dei valori e che poi me li ha sbattuti in faccia come boomerang, li ha capovolti, rigirati, rinnegati, questa città che è cambiata troppo e che noi, gli abitanti, ancora stentiamo a capire quanto. Questa città di M. dove tutto è possibile e niente lo è davvero a parte il business…ma solo quello di passaggio e preferibilmente straniero! Non amo fare i monologhi. Volete sapere la verità? I monologhi mi annoiano. Li faccio solo se ho una storia importante con l'attore o l'attrice (e magari arriva il momento che volete fare il punto) e solo se mi è permesso fare tutto quello che voglio…tipo chiamare Piero Col aprico (che non conosci di persona) e chiedergli: " Ma tu che scrivi gialli ambientati nella città di M., tu che hai scritto libri con Valpreda, tu che hai seguito Tangentopoli e tutte le successive cronache giudiziale, tu, che solo a leggerti in Trilogia della città di M. mi fai simpatia (sarà perché ti spacci da milanese e invece vieni da Putignano?), dico proprio tu che non hai mai scritto per il teatro, perché fai il giornalista di mestiere e il romanziere di passione, dico, cosa ne pensi di scrivere un noir ambientato a Milano per un'attrice donna? Aspetta: un'attrice è una parola inesatta, o meglio un numero inesatto. No, perché vedi, come posso spiegarti, Arianna - da sempre mia compagna di avventure teatrali - è…uno, nessuno, centomila. Freud probabilmente avrebbe trovato una definizione più pertinente, di fatto è una specialista nella caratterizzazione e più in generale nella costruzione del personaggio. E' un'attrice d'intensità che può sostenere un viaggio faticoso, una regia faticosa…Insomma scrivi in libertà: avere un solo attore non vuol dire avere un solo personaggio narrante. E, ti prego, un'ultima cosa: niente narrazione pura, io voglio azione pura, suspance, colpi di scena, movimento, come nei filmsss…teatro di azione…lo so che è fuori moda, lo so, ma che ci posso fare se a me piace così? Qui città di M. è un monologo per sette personaggi scritto ad hoc su Arianna Scommegna da Piero Colaprico. In conclusione, Qui città di M. è Milano, è Piero (e dunque un bell'incontro), è Arianna (ovvero un'attrice straordinaria), è un rebus da risolvere…Qui città di M. siamo noi, le nostre paure, il grigio dell'asfalto, i fantasmi di chi non c'è più, la paura del diverso, del traffico, della bomba, dello smog, del buio, il disagio di chi vorrebbe il sole e il mare e trova solo nebbia e idroscalo, ma è anche la Boccassini, tangentopoli, Borelli, le inamovibili giunte di destra, la lega, il 25 Aprile, le sue periferie in cerca di un centro di gravità permanente, San Siro, i suoi locali bauscia, il rampantismo, la dignità silenziosa di persone come Ambrosoli, le banche, i giochi in borsa ma soprattutto la gente, sì, quelli che ogni giorno si domandano che cosa ci stanno a fare in questo schifo di città di M. e poi…ci restano, incollati, imperterriti anzi agguerriti, alla ricerca di un sogno che forse li potrebbe salvare…o forse, invece, uccidere…

  • Sabato 17 Novembre 2007, ore 20.45
    Cine Teatro Nuovo - Trescore Balneario
    Sosia presenta
    Ugo Dighero in
    Non ve lo do per 10, non ve lo do per 100 non ve lo do per 1000!
    Di Stefano Benni, Dario Fo, Gianni Micheloni e Ugo Dighero

    C'è qualcuno in sala che non si senta stordito dalla televisione e dai mass-media? C'è qualcuno in sala che non sia arcistufo di ascoltare passivamente marchingegni elettronici parlanti? Se c'è qualcuno di cui sopra ho buone notizie per lui. L'ingegneria organica ha fatto passi da gigante. Tra poco per ascoltare l'ultimo successo di Madonna non bisognerà più acquistare un compact disc, ma sarà sufficiente masticare un chewing-gum che contenga quella canzone. La sentirete in dolby surround nella vostra testa. Già ora comunque esiste un uomo che può farvi raccontare delle storie somministrandovi una semplice pillola. Quell'uomo vi farà buttare nella spazzatura la vostra amata TV, farà rinascere la tradizione dei cantastorie... e sarete voi i cantastorie! Eccolo sul palcoscenico che lancia il suo tipico richiamo: Non ve lo do per mille, non per cento, non per dieci! Signore e signori non sono qui per vendere, ma per regalare! Con un ridicolo investimento di denaro potrete acquistare la 'Pillola della fantasia'. Venghino signori, venghino! Guardino! Scelghino la pillola rossa: favola a sfondo sessuale. Pillola blu: favola d'attualità. Pillola rosa: favola di provincia. Ce n è per tutti i gusti". Non volete raccontare nulla ma ascoltare le vostre storie preferite comodamente seduti in poltrona? Nessun problema. Somministrate la pillola da voi scelta al nonno o a vostra moglie e godetevi lo spettacolo. Vi piacciono le storie d'amore? Le storie d'azione? Le poesie? Volete togliervi lo sfizio di raccontare una storia intera usando una vocale sola? Con soli pochi euro tutto questo diventerà realtà! Ugo Dighero, noto al grande pubblico come lo 'zio Giulio' della fiction di Raiuno 'Un medico in famiglia', complice della Gialappa's Band nelle ultime edizioni di Mai Dire Gol su Italia Uno e fondatore del gruppo 'Bronkoviz' (Avanzi, Tunnel, Hollywood Party su Raitre), torna al primo amore, il teatro. Nello spettacolo 'Non ve lo do per mille - Esperimento di ingegneria organica in prosa, interpreta il ruolo di un venditore di 'intrattenimento in compresse': presto -sostiene l'imbonitore- non si compreranno più cd di Madonna, ma basterà masticare un chewing gum per ascoltare le sue hit. Nell'attesa, però, chi non vuole subire passivamente televisione e mass-media, può accaparrarsi un flacone del farmaco innovativo che, una volta ingerito, senza effetti collaterali, può farvi raccontare storie d'amore, d'azione e poesia. E, per dare ai potenziali acquirenti un saggio del portentoso ritrovato, Dighero sperimenta su di sé i confetti magici, facendo girare una gustosa giostra di personaggi e monologhi, firmati, oltre che dall'interprete, dalle penne doc di Benni, Fo e Micheloni.

  • Venerdi 30 novembre 2007, ore 20.45
    Teatro Sorriso - Gorle
    Sabato 01 dicembre 2007, ore 20.45
    Cine Teatro Nuovo - Trescore Balneario
    Esagera presenta
    Marco Cavallaro, Franco Silvestri e Claudia Campagnola in
    Pericolo di coppia
    Regia di Claudio Insegno

    Essere “Single” comporta già tanti problemi, figuriamoci essere in due! Siamo sicuri che l’uomo delle caverne era il vero padrone? E se Giulietta fosse stata meno poetica? E se non ci fosse stata la rivoluzione femminile? Oggi chi comanda nella coppia? Essere una coppia oggi comporta tanti problemi, tante difficoltà. Per non andare d’accordo i motivi sono infiniti, vasta e fitta è la foresta dell’incomprensione, meno infiniti e indefiniti sono i modi che ci portano alle incomprensioni. Lo spettacolo analizza sin dall’età della pietra, data dei primi rapporti tra uomo e donna, l’essere “COPPIA”. In un susseguirsi d’eventi e di comportamenti, a volte comici a volte drammatici, uno psicologo ci accompagnerà nell’universo della coppia, sino a farci scoprire due giovani innamorati alle prese con un momento difficile della loro vita di coppia, piena di rimpianti, d’occasioni mancate e di gelosie inventate, con relativo interesse verso una separazione oramai imminente. Ma riuscirà l’amore a far si che la coppia non sia in…PERICOLO? Dedicato a tutti coloro che non vanno d’accordo.

  • Sabato 08 Dicembre 2007, ore 20.45
    Teatro San Filippo Neri - Nembro
    JOLE presenta
    Marco Paolini in
    Il Sergente
    Di Mario Rigoni Stern

    Nell'autunno 2004 Paolini è andato in treno e poi con una barca sino alle steppe del Don, sino all'ormai scomparso villaggio dove Il Sergente passò quei giorni difficili e freddi, dove c'era la trincea, dove nei sessanta metri del fiume ghiacciato c'era la linea che separava russi e italiani. Il Villaggio, che mi piace pensare come immagine forte e sicura, calda e avvolgente, fu come una tana per troppi dei nostri soldati, mentre troppi altri morivano di stenti, freddo, fame, abbandono, dolore e prostrazione. Paolini non è un autore che prende un libro, un fatto storico, per metterlo in carta carbone sulle assi del palco. Paolini è un visionario. Paolini è uno che usa la storia per guardare avanti, molto avanti e mentre lo fa, incide solchi indelebili nel presente. Per questo Il Sergente è davvero un evento culturale straordinario, perché affrontare un testo perfetto e insuperabile con questa confidenza e nello stesso tempo enorme rispetto, non è impresa facile. Questo è un attore che possiede la dote unica di essere un uomo che si lascia investire e permeare da tutto quello che uscirà in forma di parole e gesti dal proprio corpo usando tutte le vie di comunicazione del corpo medesimo, che diventa cosmo: gli occhi, le mani, la pelle, la bocca, una smorfia, uno sguardo, un piede che si muove così, un passo fatto cosà. Sul palco, Il Sergente ha accanto a sé una macchina da scrivere azionata e suonata da un altro Marco, che assiste Paolini per le quasi due ore della rappresentazione. Un grande telo bianco copre tutto lo spazio scenico. All'inizio, cala una grande mappa eurasiatica dove possiamo vedere il viaggio di Paolini e quello di Stern: uno sul treno, oggi, l'altro sulla tradotta, il treno dei militari, sessantadue anni fa. Alle sue spalle, tre specchi sospesi, alti e stretti. Quando il racconto slitta dal suo viaggio sul Don, ai fatti della guerra (“per me i russi non erano il nemico, ma noi sì eravamo il nemico per loro”, dice Stern), questi tasti, simbolo della scrittura e della testimonianza, diventano colpi di armi da fuoco, con i bagliori che si riflettono sugli specchi e il grande telo bianco che è davvero la steppa innevata e fredda. Ma quella macchina da scrivere è anche un modo per comunicare e ricordare: dal mio posto in platea vedo la neve, i proiettili, ma guardo Paolini e vedo l'intera esperienza, sì sì, proprio tutto. Sono lì con loro, come quando leggo i libri di Mario Rigoni Stern: dobbiamo ringraziare ogni giorno queste figure alle quali la nostra storia e la nostra cultura deve tantissimo: se oggi sono in grado di ricordare, di sapere, di immaginare un futuro senza il fascismo crescente che sta avvolgendo le nostre vite negli ultimi anni, è perché esistono persone così che hanno convogliato nella propria espressione uno sforzo comunicativo e di testimonianza enorme e impagabile. La rappresentazione ha momenti fenomenali, lo scoprirete da soli, ma vorrei ricordarne uno. Durante la notte il sergente riceve l'ordine di “ripiegare”, un modo gentile per dire “ritirata”, Mario, fallo con calma: ma poi dove si va? E' notte, qual è la direzione per l'Italia? Da che parte è l'Italia, Sergente? Paolini ha escogitato un modo geniale di rappresentare questo attimo… Da che parte è l'Italia, sergente? Una domanda che ancora oggi non ha avuto una risposta. (Davide Sapienza)
    Per Mario Rigoni scrivere è stato un anticorpo alla disumanità. Ecco, forse quello che sto cercando è un anticorpo alla disumanità della condizione di spettatore. È un’illusione credere di esser spettatori di una guerra lontana perché quando pensi di essere spettatore, sei vittima senza saperlo. Senza la coscienza che non puoi chiamarti fuori, che se rimuovi questa cosa dalla tua vita, stai già scivolando in una perdita. Mi ritrovo nella voglia di non arrendersi che era di Rigoni e dei suoi alpini, ma non come gesto di eroismo, lui marciava nella neve portandosi in spalla il peso tremendo delle armi. I volantini russi dicevano: italiani, siete a quattromila chilometri da casa, arrendetevi. Chi si arrendeva all’evidenza della realtà, alla stanchezza, chi rinunciava alle armi che aveva, a oliarle, pulirle e tenerle in efficienza, era finito. Io penso che la democrazia sia la nostra arma, quella che ha bisogno di manutenzione, e la dobbiamo curare. Il Sergente non è un lavoro di denuncia ma non è nemmeno un medicamento per l’anima perché credo che il teatro non possa essere ne terapia ne antidoto. Penso alla possibilità di attingere all’esperienza, e che questo serva alla memoria, serva a prepararsi meglio ad affrontare le cose. Un teatro forse come addestramento, come istruzione".

  • Domenica 09 dicembre 2007, ore 20.45
    Teatro San Filippo Neri - Nembro
    Theleton presenta
    Autoritratti in
    Concert for Thelethon

  • Sabato 15 Dicembre 2007, ore 20.45
    Teatro San Filippo Neri - Nembro
    Faber Teatro presenta
    Andrea Brugnera e Il Coro Voce Alpina in
    Centomila Gavette di Ghiaccio
    Di Giulio Tedeschi

    Dicembre 1945, la neve cadeva fitta, fitta. Aprì, uscì, richiuse. Si sedette su una panchina ad ascoltare, nel silenzio, il fruscio delle falde di neve che cadevano e ritornò il ricordo: il ricordo della neve di Russia. Alzatosi dalla panchina, ritiratosi in casa prese un foglio di carta, una penna, e iniziò a scrivere la prima pagina di ‘Centomila gavette di ghiaccio’, e a far pace con la neve, quella neve che aveva imparato ad odiare nel freddo del fronte russo. Giulio Bedeschi volle affidare i momenti dell’esperienza alpina, gli sconvolgenti avvenimenti, tutti i volti di umana sopportazione della Campagna di Russia alla narrazione del suo straordinario romanzo, pubblicato da Ugo Mursia, dopo esser stato rifiutato per diciassette anni da numerose case editrici. Giulio Bedeschi, nato ad Arzignano (VI) nel 1915, laureatosi in Medicina, si arruolò come volontario per il fronte greco-albanese e, al seguito dell’A.R.M.I.R. (Armata Italiana in Russia), come il fratello minore Giuseppe, giunse nella steppa russa, dove divenne testimone degli avvenimenti della Campagna Militare Italiana, che culminarono nella disastrosa ritirata. Amò definirsi sempre alpino, medico, scrittore e tutta la sua vita e tutte le sue opere diventarono il segno di una lotta sommessa per tener vivo il ricordo della voce tremante dei suoi alpini perché a loro spettava il giusto posto nella storia del popolo italiano, a loro spettava il giusto riconoscimento di dignità, avendoli amati come fratelli. Giulio Bedeschi riuscì tuttavia a narrare non solo la storia dei suoi soldati, ma anche il grido di un patrimonio collettivo che chiedeva, e chiede, di non essere soffocato né dimenticato, ma, di generazione in generazione, di esser compreso perché dal passato, dal suo dolore e dai suoi errori, si potesse, e si possa, ricostruire una nuova storia.
    “La mia collaborazione è stata dettata dalle emozioni e dagli affetti che ho riscoperto tra le pagine di questo grande libro, sentimenti suscitati da una vicenda che non è ancora stata dimenticata e che non vuole essere dimenticata. Ho sempre sentito il bisogno di raccontare la storia: con i suoi drammi e i suoi personaggi a volte orrendi ed oscuri, a volte invece nobili e luminosi. La guerra è sicuramente uno di questi drammi e solo la speranza può dare un senso all’angoscia e alla distruzione che l’accompagnano.Ma non si parla mai solo di guerra, ma sempre di allontanarsi dalla guerra e di uscire dal suo tunnel. Quest’opera di Giulio Bedeschi attrae chiunque ne sfiori appena le pagine e viene trasportato tra pagine di neve che si rincorrono e incrociano infinite come e quanto le piste della steppa in una tremenda, sublime e grandiosa semplicità. E’ un affresco umano e realistico; è teatro, teatro del sangue, dello spirito, delle masse perdute e invisibili; una storia che straccia le bandiere e fa nascere il canto della verità, la verità che sta sempre dalla parte dei morti (Andrea Brugnera – narratore)

  • Venerdi 28 dicembre 2007, ore 20.45
    Cine Teatro Nuovo - Trescore Balneario
    Casa degli Alfieri presenta
    Marco Baliani in
    Michele Kohlhaas"
    Regia di Remo Rostagno

    "Tanti anni fa in terra di Germania viveva un uomo a nome Michele Kohlhaas. Era allevatore di cavalli e come lui lo erano stati il padre e il nonno…". Comincia così l'affascinante racconto di Marco Baliani, nativo di Verbania, professione "raccontatore di storie". Attore, regista e drammaturgo tra i più originali nel panorama teatrale italiano. Baliani, solo sulla scena, seduto in una sedia, vestito di nero, per circa 90 minuti, incanta un pubblico di ogni età, narrando la storia realmente accaduta, nella Germania del 1500, di un mercante di cavalli, vittima della corruzione dominante della giustizia statale. La spirale di violenza generata dal sopruso subito dal protagonista offre lo spunto per una riflessione sulla questione della giustizia e sulle conseguenze morali che la reazione dell'individuo all'ingiustizia può comportare. Baliani, attraverso la sua mimica, la sua gestualità, riesce a coinvolgere anche lo spettatore più distratto, facendogli immaginare i cavalli del protagonista, le sue paure, la sua sete, la sua vana attesa di giustizia e la decisione finale di scegliere il cappio di una forca. Perfetto come "raccontatore di storie", supportato dalla sua mimica ed espressività, frutto di uno studio attento, Marco Baliani da un saggio di teatro di narrazione, trasformando lo spettatore in ascoltatore e con allusioni, mette a confronto la vicenda di Kohlhaas con i temi sanguinosi più recenti. "Kohlhaas", scritto a quattro mani con Remo Rostagno nel 1990, è ormai uno spettacolo "cult", con centinaia di rappresentazioni, amato da pubblico e critica. “E’ stata una sfida bella e difficile trasferire in narrazione e parola orale un universo così lontano e complesso come quello della parola scritta di Kleist. Con Remo Rostagno, ci siamo messi alla ricerca di una nuova forma ove far precipitare l’anima della vicenda, che fin dall’inizio ci aveva affascinato. Le domande senza risposta, che solleva la storia di Kohlhas (cos’è la giustizia, quella umana e quella divina, e come può l’individuo ricomporre l’ingiustizia) fanno parte profondamente dei percorsi della mia generazione, quella segnata dal numero di riconoscimento ’68.

  • Sabato 29 Dicembre 2007, ore 20.45
    Teatro San Filippo Neri - Nembro
    Casa degli Alfieri presenta
    Marco Baliani in
    Una Notte nel Bosco degli Spiriti"
    Di Marco Baliani

    “Nessuno che non sia stato seduto fino a notte fonda con te saprà mai cosa significhi raccontare.Chi racconta, indugia, gira intorno, con amore, anche a ciò che semplicemente è e deve essere trasformato” (Ernst Bloch).
    Con questo spettacolo conduco gli spettatori in un viaggio di racconti, poesie, letture,suoni e musica intorno alla parola ”spirito”. C’è molta Africa nel viaggio, quella parte di Africa che ho incontrato insieme ai ragazzi di Nairobi del Pinoccho Nero, ma ci sono anche leggende e letture di altre zone del continente africano che accendono improvvisi corto circuiti con altre narrazioni del nostro occidente, con geografie dell’anima più riconoscibili ma altrettanto misteriose. Così il viaggio trascorre di continuo tra mie personali divagazioni riflessioni, ricordi, appunti di percorso, e mondi spiritati paralleli al nostro, mondi che stanno lì a due passi da noi, e che basta evocare in una notte come questa per riconoscerli nostri da sempre, anche se lontani nel tempo e nello spazio. La musica di Mirto Baliani, eseguita dal vivo, dilata ancora di più quel senso di mistero che permea l’ntera narrazione, a volte restando sola protagonista in scena, a volte giocando con le parole del narratore, raddoppiando drammaturgicamente alcuni passaggi. Lo spettacolo è anche un atto di forte speranza, speranza nel valore salvifico delle storie, nella forza risvegliante della parola e della sua necessità. Proseguo così il cammino intrapreso anni fa con “Tracce” , alla ricerca di quello che Ernst Bloch chiamava “pensiero affabulante” che cioè si possa ,con la leggerezza dell’affabulazione e dei suoi ritmi, pensare pensieri profondi e farli divenire presenti, vividi, come delle improvvise scoperte che sorprendono insieme narratore e ascoltatore. Per tentare infine,in un gioco di rimandi e concatenazioni, di richiami e suggestioni di arrivare anche a pensare il pensiero dell’altro.

  • Sabato 12 Gennaio 2008, ore 20.45
    Teatro San Filippo Neri - Nembro
    Teatribu presenta
    IMPRO"
    Duelli Teatrali

    Tornano a Nembro dopo il successo dello scorso anno i Duelli di Improvvisazione Teatrale… ecco la descrizione di una recente serata di improvvisazione teatrale e di duelli, quella del 15 settembre 2007, Serata “stellare” con il pubblico entusiasta perché gli attori hanno dato una grande prova di ciò che è più bello e autentico nell'improvvisazione teatrale, cioè la coralità, l'ascolto reciproco, la costruzione “in concerto” delle storie. Ed eccole, le storie che si sono costruite: il notaio giocherellone, comincia subito col piede sull'acceleratore, chiedendo un'improvvisazione all'insegna del Monopoli: il notaio interviene nell'improvvisazione inserendo qua e là una “probabilità” o un “imprevisto”, conducendo la storia attraverso sventure e colpi di scena. L'improvvisazione successiva è “con scolorimento”: il notaio cioè stabilisce due stili e gli attori devono iniziare con il primo e gradatamente concludere la storia con il secondo. In questo caso siamo passati da uno stile Ingmar Bergman a una sceneggiata napoletana. Si prosegue con un duello in stile teatrale, dove la squadra dei bianchi, in stile shakespeariano, racconta la storia di un re triste che…, mentre la squadra dei neri, in stile… omissis…, ci mostra il dilemma di un uomo che deve smettere di fumare, tormentato da una coscienza che gli si presenta sotto forma di scarpa… e il resto? Il resto lo stabilisce in parte il pubblico con suggerimenti, che riguardano oggetti, stili, personaggi e quant’altro… Vi aspettiamo in teatro per divertirci insieme agli attori di Teatribu, ed i loro formidabili duelli teatrali che tanto ci hanno sorpreso e divertito nella scorsa stagione teatrale.

  • Sabato 27 Gennaio 2008, ore 20.45
    Teatro San Filippo Neri - Nembro
    Sosia - Papero presentano
    Giobbe Covatta in
    Seven - I Sette Vizi Capitali
    Di Giobbe Covatta e Paola Catella

    Giobbe, il grande comico napoletano ritorna con la sua spietata comicità "sociale" con lo spettacolo "SEVEN-7". Sette come sono sette i vizi capitali, quelle azioni che portano l'uomo alla perdizione, qui esaminati alla luce dell'occhio ironico e irriverente dell'artista. Superbia, avarizia, lussuria, ira, gola, invidia ed accidia: se la terminologia biblica è sicuramente un po' desueta nella cultura moderna, Giobbe dimostrerà che le esperienze che descrivono e che sintetizzano queste sette definizioni sono tuttaltro che desuete. Tenterà di riscrivere i vizi capitali inseriti nell'odierna cultura occidentale e di mostrare come, oggi come allora, essi siano massicciamente e frequentemente praticati. Osserverà come spesso i sette vizi siano un modo di essere, addirittura irrinunciabile o venerato dalla nostra cultura, generando spesso ridicole contraddizioni nelle quali il nostro stile di vita incorre. Sette personaggi guideranno il pubblico in questo viaggio tra i vizi umani generando occasioni dalla travolgente comicità ma anche, come sempre, spunti per avvicinarsi e riflettere sui grandi temi sociali del nuovo millennio. Ma sarà un viaggio anche musicale questo con Giobbe Covatta: la sua "piccola orchestra", al seguito dei viaggiatori-spettatori col compito di connotare i punti salienti dello spettacolo, è in realtà governata da una mano superiore che gli impone di accrescere, senza alcuna pietà, la velocità del metronomo e del ritmo infernale dello spettacolo! E ecco che quindi adesso arriva Giobbe Covatta a farci riflettere sui sette peccati capitali, presenti inconsapevolmente in ogni individuo e qui analizzati con il sagace umorismo di un comico ormai “scafato”. Perché il comico napoletano, ritorna al Teatro San Filippo Neri di Nembro con Seven, uno spettacolo che gli calza a pennello, adattandosi e rispondendo alle aspettative del pubblico. Inutile dire che gli assensi col capo tra gli spettatori non tardano a farsi sentire. E continuano con la “decantazione” dettagliata e ormai rassegnata dei vizi dell’animo umano, che Covatta confeziona alternando toni sarcastici ad autentico compiacimento. La lussuria, la gola, l’ira, la superbia, l’avidità, l’invidia, l’accidia sono suggeriti al pubblico da un oggetto, dal salvadanaio alla pistola, tirato fuori da un armadio, unico elemento nella spoglia scena. Con lo show “intelligente” l'artista, con occhio ironico e irriverente, dimostrerà che le esperienze che descrivono e che sintetizzano i sette vizi capitali sono tutt’altro che fuori moda. Irriguardoso sempre, offensivo mai, Covatta renderà gli “abiti del male” uno specchio veritiero e allontanerà quello che una volta era l’ottavo peccato capitale: la Tristezza. Tra musica, canzoni e racconti - un viaggio ironico nel malcostume umano - il protagonista interroga il suo pubblico, generando occasioni di travolgente ilarità ma anche spunti per avvicinarsi e riflettere sui grandi temi sociali del nuovo millennio. Due ore di vera comicità “sociale”, un monologo carico di umorismo sano e mirato.

  • Sabato 02 Febbraio 2008, ore 20.45
    Teatro San Filippo Neri - Nembro
    TSF – BGS presentano
    Roberto Anglisani in
    Giovanni Livigno, ballata per piccione solista” ispirata al più famoso parente Jonathan Livingston
    Regia Maria Maglietta

    Uno come tanti. Le piume sempre un po’ scomposte.Una voglia fin da piccolo di gettarsi oltre il nido e fare un salto ad ali spiegate. Giovanni Livigno è un piccione nato in un quartiere di periferia di una grande città, il suo cuore batte al ritmo del quartiere: quattro giorni senza storia, poi il venerdì del mercato, il sabato della trasgressione e la domenica del riposo. Arriva per Giovanni quel momento della vita in cui il gruppo è tutto e la vita del gruppo ha le sue regole e i suoi ritmi: tettoia del bar, tiro al parabrezza pulito, raid alla piazza del mercato. Si fa casino, si passa il tempo, ma non si sfugge ugualmente alla noia e la vita sembra che ti scivoli via tra le zampe. Allora bisogna cercare sempre qualcosa di nuovo, di diverso, di pericoloso sentire un brivido e smetterla di restare a guardare !! Il gruppo di piccioni tenta la sortita in piazza Duomo ed è scontro duro. Poi resta una sfida più terribile, più rischiosa... Passata quella soglia, c’è solo il grande buio dentro e fuori. Alla discarica, no man’s land della città, terra d’elezione di reietti e di diversi, Giovanni Livigno incontra un maestro… è solo vincendo la paura che si può andare incontro al proprio destino. Il resto non conta. Le ali te le porti dentro, da sempre. Ogni momento è quello giusto per farlo il grande volo!

  • Sabato 09 Febbraio 2008, ore 20.45
    Teatro San Filippo Neri - Nembro
    ADR - Colizzi presentano
    Jacopo Fo in
    I calzini sul comò” (Ti amo ma proprio non li trovo!)
    Regia di Jacopo Fo

    La vita potrebbe essere meravigliosa se non ci fossero disastri sentimentali. Non ci sarebbero neanche le guerre. Io mi sento di poter affrontare questo tema di fronte a una platea solo perché, modestamente, nel settore patimenti amorosi strazianti, notti insonni a piangere e a strapparsi i capelli e i peli delle ascelle, sono un’autorità internazionale. Non avete mai provato a strapparvi i peli delle ascelle per la disperazione? Dovreste provare, è un’esperienza. E in questo spettacolo ve lo dimostrerò. Ho delle cicatrici. Si, parecchie. E tutte zig zagate, perché così fa più male. Quando le hanno viste al pronto soccorso volevano farmi l’anestesia prima di ricucirmele. Ma io ho detto: “No. Il dolore fisico non è nulla.” Subito dopo hanno iniziato a ricucirmi ed ho iniziato a urlare e ho chiesto se sull’anestesia potevo ripensarci. Anzi gli ho chiesto se potevano darmi tutta l’anestesia che avevano. E magari lanciare anche un allarme regionale per requisire quella di altri ospedali. Poi ho telefonato a un mio cugino che è della mafia e gli ho chiesto se mi faceva avere un po’ di roba illegale. Comunque in questo spettacolo non mi occuperò del dolore. Piuttosto di quelle domande trabocchetto tipo: Ti sembro ingrassata? Non sono domande, sono pistolettate alla schiena. Qualunque risposta io ti dia sono un uomo morto. Se dico di no mi rispondi: ”Si vede che non mi guardi più!” Se dico: “Sei ingrassata appena un pochino ma potresti fare un po’ di ginnastica e torni subito in forma” sono un uomo finito e gli amici del bar parleranno di me al passato.Comunque parlerò anche delle soluzioni. Questo è uno spettacolo ottimista, in fin dei conti. Ad esempio io ho riscontrato miglioramenti drastici quando ho scoperto che è inutile essere sinceri, onesti e coerenti, trattare le donne da uomo a uomo. Se tu semplicemente non hai voglia di andare all’Ikea e glielo dici lei, semplicemente, ha una caduta del desiderio sessuale che supera la caduta del muro di Berlino. Se invece fai oscenamente finta di essere entusiasta dei tavolini di sequoia olandese daltonica, rifiniti con olio di coccinella australiana lei poi ti fa il famoso “P… Ikea”. E vi posso giurare che è meglio della caduta del muro di Berlino in tutti i sensi.

  • Domenica 17 Febbraio 2008, ore 20.45
    Teatro San Filippo Neri - Nembro
    Teatroinaria Stanzeluminose presenta
    Nicola Pistoia, Paolo Triestino in
    Muratori
    Di Edoardo Erba

    Da più di due anni Nicola Pistoia e Paolo Triestino, celebri attori del cinema italiano, con lo spettacolo Muratori di Edoardo Erba raccolgono ampi consensi di pubblico e critica. I protagonisti della pièce sono due muratori che si trovano ad innalzare un muro all'interno di un teatro. Per passare il tempo i due cominciano a parlare, così come viene, del più e del meno. Ma ad un tratto, nel bel mezzo delle conversazioni si inserisce una donna (che altri non è che la strindberghiana "signorina Giula", ultimo personaggio entrato in scena su quel palco), la cui comparsa conferisce all'insieme una dimensione completamente nuova. C'è ancora posto - in un mondo tutto volto al consumo, alla concretezza - per la magia, il sogno, la riflessione? Quale spazio riserva il nostro tempo alle eteree creature dell'arte? La dimensione affascinante dei teatri ha offerto loro rifugio, ma quanto ancora queste oasi di poesia potranno resistere all'assalto della sfrenata logica del consumo? Senza rinunciare a battute esilaranti e a una costruzione agile e leggera, Muratori si pone proprio questi interrogativi. Germano e Fiore - i due simpatici protagonisti di Muratori - sono impegnati proprio in un pericoloso "assalto" al mondo dell'arte e della cultura: coem prima accenvamo il loro lavoro trasformerà un vecchio teatro dismesso in un pratico deposito di supermercato. Arrivano in sala con tutti gli attrezzi necessari alla costruzione di un muro che dividerà il palcoscenico dalla platea: e - davanti agli occhi esterrefatti del pubblico presente - intraprendono davvero l'opera, iniziando contemporaneamente un dialogo ironico e stralunato: agli spettatori non resta che conservarsi il ruolo di testimoni dell'andamento del lavoro murario da un lato, e dall'altro, della conversazione... Mentre lavorano di calce e mattoni, infatti, i due si scambiano pareri su diversi argomenti: commentano le prospettive e le amarezze della gente che come loro lavora duramente, si confidano piccoli successi e utopie, parlano di donne... A volte condivisibili, altre assolutamente stravaganti, i loro pensieri conquistano, mentre una piacevole cadenza romanesca "insaporisce" il dialogo che prosegue incalzante fra battute esilaranti e riflessioni, finché una misteriosa figura femminile appare e s'intrattiene con entrambi, esprimendosi solo con versi strindberghiani. L'incontro spalanca davanti ai muratori una dimensione nuova, incantata, non più concreta ma palpitante d'emozioni, a cui i due finalmente si abbandoneranno. La delicatezza di questa creatura - metafora di un teatro da salvare e riscoprire, che l'autore ama profondamente - si coniuga in questo ottimo testo alla capacità di far ridere attraverso la forza delle battute, dei tempi, dell'interpretazione attoriale (una possibilità troppo spesso sacrificata a soluzioni più immediate e volgari). MURATORI è una commedia dove si lavora e si parla di lavoro, della condizione, delle aspettative, dei sogni e delle amarezze di chi lavora. Ma è anche un inno d'amore al teatro, un irresistibile ritratto di due perdenti, comico, imprevedibile, delicato e poetico. A tutto ciò, con sapiente dosaggio, Edoardo Erba intreccia pure un invito a riflettere su temi sociali e attualità. Erba ha al proprio attivo molti lavori, tutti applauditi e messi in scena da attori importanti (Luca Zingaretti, Claudio Bisio, Pamela Villoresi). Per Muratori - che da oltre due anni raccoglie eccezionali consensi dalla critica più accreditata - l'autore si è affidato al senso teatrale di Massimo Venturiello che ha concepito un allestimento semplice e allo stesso tempo accuratissimo, sorprendente, pieno d'energia. Un'energia che ha il proprio nucleo nella generosa interpretazione degli attori nel loro ineccepibile duetto, calibrato al respiro, quello creato da Nicola Pistoia e Paolo Triestino, gli irresistibili "muratori" del titolo. Attore e regista, Pistoia nasce a teatro ma presto si confronta anche con il mondo del cinema e della televisione, lavorando in fiction di successo (L'avvocato Porta con Gigi Proietti) e film. Paolo Triestino è un interprete insuperabile che ha collaborato a lungo con Gabriele Lavia in spettacoli memorabili come Amleto e Don Carlos, si è poi dedicato al cinema, alle fiction, e con passione alla drammaturgia attuale, partecipando agli allestimenti di E fuori nevica! di Salemme.

  • Sabato 23 Febbraio 2008, ore 20.45
    Teatro San Filippo Neri - Nembro
    IRMA presenta
    Marina Senesi in
    La Vacanza” il caso Alpi - Hrovatin
    Di Marina Senesi e Sabrina Giannini

    Televisioni e Teatro: due linguaggi differenti, spesso incongruenti. Uno, che mira alla velocità e alla voracità del consumo del prodotto, l’altra più riflessiva e lenta che scava tra le macerie e i resti del prodotto televisivo. Un rapporto su cui riflette il testo di La Vacanza - il caso Alpi Hrovatin, spettacolo teatrale di Marina Senesi e Sabrina Giannini sulla controversa storia della morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, gli inviati Rai assassinati in Somalia nel 1994. Lo spettacolo che proponiamo questa sera è un monologo in cui Marina Senesi interpreta la giornalista Sabrina Giannini intenta a spiegare “Nient’altro che la verità”, l’inchiesta sul caso Alpi trasmessa da Report-Rai Tre. L’attrice nei panni della giornalista racconta, nel corso di una cena, il percorso che l’ha condotta al reportage, i documenti raccolti, le fonti con le quali è venuta a contatto. “La vacanza – spiega Marina Senesi – è un omaggio nell’omaggio. Per un giorno il palcoscenico del teatro sarà a disposizione delle televisione, ma soprattutto a disposizione di Ilaria e Miran, di una vicenda che dopo tredici anni ha ancora troppi misteri. Abbiamo voluto rendere vicina una storia che era lontana, raccontare in modo intimo e semplice una storia complessa, affinché diventi di tutti” Ed è la scenografia, a cura di Simonetta Favari, che per prima vuole raccontare l’intimità dello stile dello spettacolo, quella stessa intimità che le autrici vogliono instaurare con il pubblico in sala. Cosa resta del lavoro del giornalista che firma un'inchiesta televisiva? Cosa resta del materiale di studio accumulato nei molti mesi necessari alla realizzazione di una puntata di un’ora che la messa in onda brucia, letteralmente, alla velocità della luce? Pare restino ad esempio tante mail: complimenti e diffide
    Resta in archivio la documentazione e resta spesso il desiderio nel telespettatore di riascoltare. Ma in televisione la replica di un programma ha il sapore del ripiego a basso costo. Tutto il contrario di ciò che avviene in teatro dove invece la replica e' valore. Ecco perché abbiamo pensato di offrire a tutto questo un palcoscenico. Dalle conversazioni, nel corso delle quali Marina Senesi ha raccolto da Sabrina Giannini la storia del suo servizio Alpi/Hrovatin per ‘Report’, non è sortita un’orazione civile nè una messa in scena particolarmente poetica o lirica ma una piece dal taglio asciutto e informale: chi ci parla è una giornalista che racconta ad un’ospite a cena le tappe professionali e umane della sua inchiesta. Il dato rilevante di questo pretesto narrativo e' la possibilità dell'utilizzo del linguaggio "privato" che consente un piano dialettico impensabile per un giornalista o un relatore che trattasse un tema del genere in un contesto pubblico. La mano leggera con cui viene condotto il pubblico in una delle storie più pesanti degli ultimi decenni, consente ai complicati snodi tecnici di recuperare tutta la loro illuminante semplicità: "Ma dico io: se sono due anni che chiedi agli americani una foto e loro non te la mandano, a te Farnesina, ti ci vuole tanto ad alzare il culo e andare a Washington e prendertela da te ? Perche' non lo fai? …Cosa devo pensare?"

  • Sabato 01 Marzo 2008, ore 20.45
    Teatro San Filippo Neri - Nembro
    Teatro Filodrammatici presenta
    Andrea Brambilla in
    Tutti i Santi Giorni
    Di Michele Serra

    Tutti i santi giorni qualcuno si sveglia per scrivere e descrivere una società alle prese con immortali magagne. Tutti i giorni qualcuno si sveglia e queste magagne le legge sul giornale, sui libri scritti da chi scrive e descrive la società Le legge e si riconosce. Ingoia, ingoia, ingoia e a un certo punto lui, che ha l’animo  un po’ rompiscatole, inizia a rifiutarle, ‘ste magagne, e nell’arco di un giorno si ribella alle cose brutte della già citata società. Andrea Brambilla, in arte Zuzzurro, ritorna sul palcoscenico con lo spettacolo "Tutti i santi giorni",. L'attore è l'alter ego di una delle nostre penne più graffianti, Michele Serra (autore della piéce), e dà voce ad un percorso di visioni e commenti in cui si traccia la quotidiana discesa agli inferi del nostro essere uomini comuni, impegnati a districarsi tra una selva di comunicati, veline, proclami, vip, giornalisti. Tutti i santi giorni è l'antologia di una quotidianità assurda, ma reale, un ritratto tragicomico in cui ce n'è per tutti. L’uomo appare in fuga da tutto, ma è solo un attimo e tutto ritorna come prima, perché da "tutti i santi giorni" non si può fuggire. In una stanza sobriamente arredata, due grandi pannelli sui quali sono appesi una certa quantità di grossi post-it. Su ciascuno dei fogli adesivi rossi è scritto il nome di una persona o di una cosa che il personaggio da domani non vedrà più. Andrea - "Michele Serra" - Brambilla li stacca a uno a uno dalla bacheca. Appallottola il foglio e lo getta via, finché il pannello rimarrà spoglio. Al centro della stanza una videocamera, sistemata su un treppiede. È a questa che il singolare personaggio si rivolge, raccontando - poco a poco - la sua storia passata e recente e le decisioni che sta per prendere. Il suo interlocutore invisibile si chiama Michele. Quello che lascia a Michele è un vero e proprio messaggio di addio. A guidare le reazioni violente e tenere di Zuzzurro sono le osservazioni sul mondo che ci circonda, fatte attraverso la satira dell’autore per cui scrivere è un modo per "rifare un poco di ordine, di ridare un minimo di significato alle notizie, agli umori pubblici e privati, alle proprie reazioni". "Scrivere - dice Serra - come se scrivere fosse una misura di igiene mentale, una ginnastica emotiva, uno sgranchire la ragione, cercando di riattivare se stessi, ogni mattina, per non lasciarsi sopraffare dal troppo che accade"

  • Sabato 15 Marzo 2008, ore 20.45
    Teatro San Filippo Neri - Nembro
    Teatribu presenta
    IMPRO
    Duelli Teatrali

    [Vedi spettacolo del 12 Gennaio 2008]

INFORMAZIONI

Per ricevere informazioni è possibile contattare la bibioteca di Nembro  allo 035.520760.

 
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