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[Dighèt del bù?] Facce toste e Rimproveri - Pillole di dialetto Bergamasco Stampa E-mail
Scritto da Giulià Tudeschì   
Dighèt del bù? - Dialetto bergamasco in pilloleAnche questo mese andremo a riscoprire alcune affermazioni caratteristiche della nostra “lèngua de Bèrghem”.
Müs”, “mostàss” o “müso” sono termini con i quali si indica la faccia, ma attenzione, non tutti vogliono esprimere proprio la stessa cosa, in quanto in alcune accezioni si usa l’uno o l’altro.
Se “müs ” è di ordinario uso: “làas zo ol müs a la matìna” (lavarsi la faccia al mattino) oppure, “àrda che müs chèl gh’à sö chèl lé” (guarda che faccia che ha quello lì), al contrario “mostàss” e “müso” indicano più sovente una faccia tosta. “Al gh’à üt müso de fàm ü dentort issé...” (ha avuto la faccia tosta di farmi un torto così..) oppure “al gh’à üt ol mostàss de fregàm…” (ha avuto la faccia tosta di fregarmi).
Nel famoso proverbio “chi gh’à bù mostàss fa bù botàss” (chi ha buona faccia ha buona pancia – questo letteralmente) in sostanza si vuol significare colui che è sfacciato e ingrassa… Da qui il verbo “smostassà” che si può tradurre con sgridare in maniera offensiva, ma ancora più energica è la “smostassàda” rimprovero, rimbrotto, far rimanere male... “Gh’ò dàcc öna di chèle smostassàde de no dì!” si dice di quando qualcheduno che, fregandosi energicamente le mani, ha ripreso, rimbrottato o fatto rimaner male l’avversario spiattellandogli in faccia i suoi torti… oppure di uno che rivendica i propri diritti in modo maldestro, sfacciato e da prepotente offendendo il proprio interlocutore.
Secondo la filosofia spiccia si dice anche che “quando ci vuole, ci vuole”, ma sappiamo bene che ciò non è sempre la strada migliore. Ecco allora che ci viene in aiuto la dolcezza. Il termine “mülzì” che racchiude in se le sfumature di molle, morbido, soffice e tenero. “Ciapà ü coi mülzìne” (prendere uno con le buone, con belle parole) e ancora il verbo “smülzìnà” che significa rendere morbido, rendere docile.

 
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