
Anche questo mese andremo a riscoprire alcune affermazioni caratteristiche della nostra “
lèngua de Bèrghem”.
“
Müs”, “
mostàss” o “
müso” sono termini con i quali si indica la faccia, ma attenzione, non tutti vogliono esprimere proprio la stessa cosa, in quanto in alcune accezioni si usa l’uno o l’altro.
Se “
müs ” è di ordinario uso: “
làas zo ol müs a la matìna” (lavarsi la faccia al mattino) oppure, “à
rda che müs chèl gh’à sö chèl lé” (guarda che faccia che ha quello lì), al contrario “
mostàss” e “
müso” indicano più sovente una faccia tosta. “
Al gh’à üt müso de fàm ü dentort issé...” (ha avuto la faccia tosta di farmi un torto così..) oppure “
al gh’à üt ol mostàss de fregàm…” (ha avuto la faccia tosta di fregarmi).
Nel famoso proverbio “
chi gh’à bù mostàss fa bù botàss” (chi ha buona faccia ha buona pancia – questo letteralmente) in sostanza si vuol significare colui che è sfacciato e ingrassa… Da qui il verbo “
smostassà” che si può tradurre con sgridare in maniera offensiva, ma ancora più energica è la “
smostassàda” rimprovero, rimbrotto, far rimanere male... “
Gh’ò dàcc öna di chèle smostassàde de no dì!” si dice di quando qualcheduno che, fregandosi energicamente le mani, ha ripreso, rimbrottato o fatto rimaner male l’avversario spiattellandogli in faccia i suoi torti… oppure di uno che rivendica i propri diritti in modo maldestro, sfacciato e da prepotente offendendo il proprio interlocutore.
Secondo la filosofia spiccia si dice anche che “quando ci vuole, ci vuole”, ma sappiamo bene che ciò non è sempre la strada migliore. Ecco allora che ci viene in aiuto la dolcezza. Il termine “
mülzì” che racchiude in se le sfumature di molle, morbido, soffice e tenero. “
Ciapà ü coi mülzìne” (prendere uno con le buone, con belle parole) e ancora il verbo “
smülzìnà” che significa rendere morbido, rendere docile.