
Bisogna tener conto che spesso una parola ha il suo contrario, scopriamo in questo mese, alcune di queste interessanti e colorite locuzioni dialettali vale a dire “
ol drécc e ol sò contrare”.
Iniziamo subito col “
drècc e l’invérs” (il diritto e il rovescio). L’affermazione ha, come spesso accade, diversi significati applicati alle più disparate situazioni: si passa dall’indicazione di un punto a maglia, a quelle di qualche d’uno che avendo perso la strada o non sapendo di preciso dove andare afferma “
o mìa troàt ol drécc”, “
so giràt ‘n sa e ‘n fò...”, oppure di chi si è alzato con la luna storta al mattino e che afferma “
‘n chö so leàt sö invérs”, allora lasciamolo in pace...
Ma non dimentichiamo che ogni cosa “
la gà ol denàcc ma anche ol dè dré” (ha il davanti ed anche il di dietro). C’è chi è meglio da una parte e chi è meglio dall’altra, raramente si trova il bello da entrambi i lati.
Così come “
al ghè la beléssa e la brötessa” (ci sono la bellezza e la bruttezza). A questo proposito mi viene in mente un’affermazione che le persone attempate rivolgevano ai giovani “
al gà la belèssa dell’asen” indicando per bellezza la gioventù. Come non citare “
la sapienza e l’ignoransa” di cui è, e continua ad essere, ricco il mondo. E quando una cosa la giri e rigiri senza trovargli la soluzione: “
l’ho ultàt d’öna banda e de l’otra sensa troàga ol bandài”. Noi bergamaschi poi abbiamo anche la città “
de sùra e de sòta”. (città alta e bassa) Per finire, in tantissime cose “
al ghè l’olt e ol bàs, come ol grànt e ‘l pisèn” (c’è l’alto e il basso come il grande e il piccolo): è il bello e la varietà della natura.
A chiosa di questo siparietto una saggia affermazione: “
i laur à spöl considerai d’öna banda o dè l’otra, denàcc e de dré…basta edìga!...” (le cose si possono considerare da una parte e dall’altra, davanti e dietro, l’importante è vederci!).