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[Nembro - Trescore - Gorle - Ranica] Rassegna teatrale "Palcoscenico 2007 primavera" Stampa E-mail
Scritto da ViviSulSerio!   
Rassegna primaverile teatrale L’Assessorato Culture ed Identità della Regione Lombardia, nell’ambito del progetto “Circuiti Teatrali Lombardi”, presenta “Palcoscenico 2007”. La Commissione Cineteatro San Filippo Neri curerà la direzione artistica ed organizzativa della stagione teatrale primaverile promossa dall’Assessorato alla Cultura del comune di Nembro in collaborazione con i Comuni di Gorle, Ranica e Trescore Balneario.
Partecipano alla rassegna il teatro S.Filippo Neri di Nembro, il teatro Sorriso di Gorle, il teatro del Borgo di Ranica e il teatro Nuovo di Trescore Balneario. La manifestazione si compone di undici appuntamenti distribuiti da febbraio ad aprile. Si comincia sabato 10 febbraio al San Filippo Neri di Nembro con “Orlando. Furiosamente Solo Rotolando” e si conclude il 21 aprile con “Impro! – Duelli Teatrali”; nel mezzo una serie irresistibile di spettacoli divertenti, improvvisazioni teatrali ed emozioni da ricordare.
La biglietteria viene aperta ogni giorno di spettacolo a partire dalle ore 20:00; è anche possibile prenotare telefonicamente al numero 035 470020. L’ingresso è gratuito per i minori di anni 13 accompagnati da un adulto, ad eccezione degli spettacoli di sabato 03 marzo e sabato 17 marzo. Per ricevere informazioni è possibile contattare la bibioteca di Nembro  allo 035 520760.

Calendario spettacoli e trame:

  • Sabato 10 Febbraio 2007, ore 20.45
    Teatro San Filippo Neri  -  Nembro
    Armamaxa presenta
    Enrico Messina in
    Orlando. Furiosamente Solo Rotolando
    messa in scena di Enrico Messina
    tratto da Hrodolandus di Enrico Messina e Alberto Nicolino

    “…Una fondamentale differenza divide gli eroi di queste storie... Ci sono quelli costruiti di pasta fatata, che più gli fioccano addosso colpi di lancia e spada e più si temprano, come se tanto ferro giovasse alla loro salute; e ci sono quelli, non meno nobili e valorosi, che essendo costruiti di pasta umana ricevono ferite che sono ferite vere e ne possono morire…” Italo Calvino
    Camicia bianca, una tromba e uno sgabello: è tutto quel che serve per raccontare le vicende dei paladini di Carlo Magno e dei terribili saraceni. All’essenzialità della scena si contrappongono la ricchezza ed i colori delle immagini evocate: accampamenti, cavalieri, dame, duelli, incantagioni, palazzi, armature, destrieri… Un vortice di battaglie ed inseguimenti il cui motore è sempre la passione, vera o presunta, per una donna, un cavaliere, un ideale. Reale trasporto o illusorio incantesimo? Sono solo storie. Storie senza tempo di uomini d’ogni tempo, in cui tutto è paradosso, iperbole, esasperazione. Riscoprire il piacere della fabulazione e della fascinazione della parola, il senso di ascoltare delle storie e di ascoltarle assieme ad altri. Arte un tempo assai familiare alla nostra cultura, ormai trascurata se non del tutto dimenticata. Ecco perchè l'Orlando Furioso di Ariosto, che proprio dall’arte dei cantastorie prese linfa per diventare alta letteratura; ed ecco perchè il travolgente racconto che ne ha fatto Italo Calvino insieme a stralci di immagini “rubate” ad altri suoi libri come “Il Cavaliere Inesistente”. Così le parole dei canti e delle ottave di Ariosto prendono nuova vita, un po’ tradite un po’ ri-suonate, e la narrazione avanza tra guizzi di folgorante umorismo e momenti di grande intensità, mescolando origini, tradizioni e dialetti. Nell'appassionante lavoro di scrittura alcuni episodi sono stati ripresi, altri rielaborati, altri completamente inventati com'è nell'essenza stessa dell'arte di raccontare.
    “…sapendo far ridere ed emozionare, mescolando alta letteratura e modi popolari, gusto del fantastico e piacere descrittivo, sempre in una condizione ilare e fiabesca. Anche se non mancano momenti di stupefatta commozione… davvero un eccellente lavoro, rigoroso, fresco, di grande intensità comunicativa.” Valeria Ottolenghi (Gazzetta di Parma).
    “…una performance di grande intelligenza interpretativa, che scrive una rigorosa partitura drammaturgia basata sulla rapidità tempo-ritmica che alterna i cambiamenti di flusso dal comico al poetico… un testo che le numerose verifiche sceniche hanno reso sferico nel connubio tra semplicità della forma e complessità strutturale…” Gian Maria Tosatti (Il Tempo)

  • Venerdi 16 Febbraio 2007, ore 20.45
    Teatro San Filippo Neri  -  Nembro
    Arca Azzurra Teatro presenta
    Lucia Poli e Marco Natalucci in
    Buffi Si Nasce
    rondò di coppie liberamente ispirato a Boccaccio, Machiavelli, Novelli, Palazzeschi, Chiti
    drammaturgia e regia Ugo Chiti
    con Lucia Poli e Marco Natalucci
    una produzione Pupi e Fressede – Teatro di rifredi – Arca Azzurra Teatro

    Nel dizionario Zanichelli il termine buffo viene definito ”che suscita il riso, provoca ilarità ridicolo-curioso-lato comico e ridicolo di una situazione". BUFFI SI NASCE è forse un'impropria titolazione per mettere assieme personaggi di diversa provenienza, letteraria e teatrale, con vertiginosi salti temporali, dal 1300 alla contemporaneità, ma tutti accomunati dalla stessa lingua, città e regione. Firenze, la Toscana. BUFFI SI NASCE è anche la maniera più allusiva per indicare una specie umana sempre in bilico su un filo che attraversa la vita mischiando assieme il tragico e il comico con ambigua consapevolezza. Sono buffi per eccellenza Calandrino e Monna Tessa. La coppia si stacca dalle pagine del Decamerone alle prese con un'inquietante, inaspettata maternità. Il maschio è gravido e la femmina è responsabile di questa pregnanza. L'anomalia non è solo farsesca occasione di riso, è titubanza, smarrimento riflessione sui ruoli dell'uomo-marito e della donna-moglie. Anche Nicomaco e Sofronia, isolati dalla "Clizia" di Machiavelli, si agitano convulsi in una livida prospettiva di coppia. Buffi loro malgrado, per contrasto, urgenze, sogni e negazioni. Buffi si possono legittimare anche Bista e Nunziata che vengono osservati e spiati in una scena, per certi risvolti, assente dalla "Gallina Vecchia" di Novelli. È buffa e malinconica la situazione di un abbandono tra due vecchi amanti che hanno ancora tumultuose in gola le pretese della vita di coppia. Dalle "Sorelle Materassi" di Palazzeschi un lieve intermezzo con al centro un'altra coppia buffa. Teresa e Carolina le due signorine invecchiate che osservano il mondo degli altri dalla finestra del loro villino a metà strada tra città e campagna. Una moglie che muore, Silvana, e un marito che la veglia, Attilio, sono l'ultima combinazione di buffi in questo rondò di coppie. Nell'agonia Silvana ritrova la memoria delle cose con uno sguardo rancoroso e tollerante assieme, quel tono ironico che segna tutte le altre presenze dello spettacolo. In BUFFI SI NASCE il giuoco teatrale è dichiarato dal continuo rovesciamento dei ruoli che vede i due attori, Lucia Poli e Marco Natalucci, alternarsi nelle parti maschili e femminili. Anche la struttura drammaturgica è scandita su un'alternanza di narrato e recitato che aggrega assieme le varie scene.

  • Venerdi 23 Febbraio 2007, ore 20.45
    Teatro San Filippo Neri  -  Nembro
    ATIR Teatro presenta
    Fausto Russo Alesi in
    Natura morta in un fosso
    di Fausto Paravidino
    regia di Serena Sinigaglia

    Un qualsiasi paesotto di una qualsiasi provincia del nord Italia, un fosso sul ciglio di una statale, una ragazza morta ammazzata, abbandonata in quel posto da qualcuno che le ha tolto i vestiti e con essi i documenti. Sono le quattro del mattino. Cominciano le indagini. Chi è questa bella ragazza? E perché è stata uccisa? E come? E soprattutto da chi?“ Natura morta in un fosso” è un frammento della delirante violenza che riempie ogni giorno della nostra vita. I giornali ci sguazzano. I politici ci vincono le elezioni ( “ Votate per me e io vi ripulisco la città da qualsivoglia pericolo ”). Gli spettatori (ovvero noi, cioè tutti coloro che non praticano né la politica né il giornalismo e non fanno i poliziotti) si stupiscono poi non si capacitano certe volte si indignano più spesso si spaventano dopo di che dimenticano. E così via. Ogni giorno, almeno tre volte al giorno ( il Tg del mattino alla radio, poi quello del pranzo alla TV e infine quello di cena tra un maccherone al ragù e un’insalata super maxi biologica). “ Natura morta in un fosso” è un noir a teatro, ovvero il luogo più inospitale per questo genere di fiction. La TV ne è piena e così il cinema. In teatro è più raro. Probabilmente perché è ben difficile riuscire a creare della suspance, di quella tosta, intendo, di quella che ti fa davvero prendere paura, in teatro. Altrettanto difficile è realizzare scene spettacolari di inseguimenti vari o di fantasiosi ammazzamenti del tipo Hannibal de Cannibal. Insomma nolente o volente il teatro è roba vecchia, antica, lenta, roba per palati fini, per gente raffinata. Il fatto è che noi non siamo gente raffinata e tanto meno abbiamo palati fini. A noi ci piace King ( ma anche nonna Agata), abbiamo tutte le cassette del grande Hicthicok, e certi film non ce li perdiamo di certo…Seven, I soliti sospetti, Il silenzio degli innocenti…ma anche quelli nostrani – ci mancherebbe!- …Profondo Rosso, Suspiria, Il gatto a nove code…Tutti, tutti, non ce ne perdiamo uno. Di recente siamo persino diventati fanatici di un certo Harry Potter. Abbiamo già pronto lo zainetto per la Scuola di Magia che prima o poi apriranno. Ma ci piace anche il teatro. E ci piace un sacco. Il perché ci piaccia così tanto è un vero mistero ( ma la vita è piena di misteri – a proposito di gialli!). Dunque perché non fare una cosa che ci piace ( ovvero un noir) in un luogo che ci piace ( ovvero in teatro). “ Natura morta in un fosso” è un monologo. E’ dunque l’occasione per un attore di confrontarsi con quello che ha imparato ( fare il punto, insomma). E’  costruire la sua “ autoralità” scenica. E’ farsi le ossa. Solo davanti a chi lo guarda, solo davanti a se stesso. E’ la vacanza del regista dato che il lavoro più grosso spetta all’attore. E’ poi una forma  semplice e “ popolare” ( nel senso gramsciano) di intrattenimento: il menestrello, il narrastorie, uno che si siede e ti affabula. Non costa niente e lo puoi fare ovunque! Non male, eh? “ Natura morta in un fosso” è un testo contemporaneo perchè l’ha scritto un giovane autore. E’ un testo su commissione, nel senso che io e Fausto abbiamo chiesto a Paravidino se aveva voglia di scrivercelo e lui ha detto sì. “ Natura morta in un fosso” è un dipinto di Bacon, uno qualsiasi. E’ il famoso quadro usato come copertina di quasi tutti gli Amleti: Ofelia morta che galleggia nell’acqua. E’ la Canzone di Marinella ( dedicata ad una ragazza morta ammazzata, una prostituta di cui non si riuscì mai a scoprire né il nome né l’assassino). E’ la vergogna dei parenti, lo sgomento delle vittime, la paura dei testimoni. E’ che si ammazzano tra di loro, che muoiono solo i “ soggetti a rischio”. E’ che la violenza non è prevedibile, che il mondo è diviso in vittime e carnefici, che nessuno sa da che parte sta fino a che non incontra l’altra mela…Quello che l’ucciderà o che si farà ammazzare… E’ uno squarcio di ordinaria follia. Di conseguenza tenete gli occhi sempre ben aperti e guardatevi alle spalle. Non si sa mai… Serena Sinigaglia

  • Sabato 24 Febbraio 2007, ore 20.45
    Teatro del Borgo  -  Ranica
    Teatro di Bambs presenta
    Andrea Brunello in
    SLOI Machine
    di Andrea Brunello e Michela Marelli
    Regia di Michela Marelli

    L'operaio della S.L.O.I. di Trento aveva la possibilità di vincere: la paga alla S.L.O.I. era il doppio di quella delle altre aziende e con gli extra fuori busta si faceva jackpot! Il rischio era quello di perdere l'intelletto, la salute, la vita. Il vero jackpot lo facevano i proprietari della fabbrica. La S.L.O.I. era una delle pochissime al mondo a produrre il piombo tetraetile, l'additivo chimico nelle benzine super. Era troppo pericoloso, nessuno voleva averci a che fare. Andava a ruba. In ogni litro di benzina che il mondo usava c'era un po' della salute degli operai della S.L.O.I. di Trento. Erano loro le monetine, la fabbrica era una slot machine e i padroni vincevano a mani basse. Fino al 1978. Un enorme incendio, i depositi del piombo tetraetile lambiti dal fuoco. La città di Trento ha sfiorato l'annientamento. Nel 1978 solo la morte ha rischiato di fare jackpot.
    Fino al 1978 la SLOI produce un composto chimico puzzolente e velenoso che uccide molti dei suoi operai e mina la salute di tutti gli altri portandoli all'impotenza, abulia, anoressia. L'inquinamento dell'aria e delle falde acquifere (ancora attuale e probabilmente irreversibile) che trasforma una zona rurale da sogno in un incubo nero di fanghi e paludi malsane, fumi velenosi che entrano nella catena alimentare passando dal latte e dalla carne prodotta nei paraggi.
    Una catastrofe annunciata più volte che poteva causare la vera e propria distruzione dell'intera provincia di Trento e delle zone circostanti, sventata in modo fortuito e avventuroso all'ultimo minuto. Questa è la storia raccontata da SLOI MACHINE, ovvero di come la morte stava per fare jackpot alla SLOI, trasformandola definitivamente in macchina mortale. Eppure si ride, ci si appassiona, ci si commnuove e ci si emoziona al racconto scritto a due mani da Michela e Andrea e recitato dal solo Andrea con passione e credibilità. I due costruiscono attorno a questa storia maleodorante un'avventura umana semplice, raccontata senza fronzoli, che ci avvicina ancora di più alla realtà precisa dei disastri e delle malattie causate dai veleni della SLOI, che quindi fa male al cuore, male veramente, perchè ci sentiamo parte di quell'insensata guerra dichiarata alla vita, della quale ci troviamo a essere spesso spettatori inermi e silenziosi, e come Andrea sul palco apriamo le braccia come a lasciarci prendere da questo destino marcio, che destino non è, ma guerra senza vincitori, catastrofe sempre annunciata e mai evitata, delitto mortale. Il tutto non è retorico, ma preciso, puntuale, esatto, micidiale.10 minuti buoni di applausi. Forse per battere la morte con il rumore delle mani. - Fabio Musatti
    Ed ecco il Commento di uno spettatore di SLOI Machine
    “Ci si sente come tra amici in campeggio. Intorno ad un fuoco di sera a mangiare castagne, quando uno dei papà racconta una storia vera di quei luoghi dove si sta campeggiando. E questo bravo cantastorie ti fa ridere e ogni tanto di fà sobbalzare, così ti stringi al compagno vicino perchè il cuore ti batte a mille e hai paura che il PT ti stia osservando tra gli alberi per coglierti di sorpresa. Si rimane con gli occhi sgranati a guardare questo papà che si muove tra le sue ombre e vuoi sapere come finisce questa storia, vuoi sapere come finisce questa storia, vuoi sapere come finisce questa storia, vuoi sapere come finisce questa storia.

  • Sabato 03 Marzo 2007, ore 20.45
    Teatro San Filippo Neri  -  Nembro
    G & G & Parterns presentano
    Jacopo Fo in
    Se fai sesso con gli elefanti non stare mai sotto!
    di Jacopo Fo
    Regia di Eleonora Albanese

    Ti hanno mentito per anni su Babbo Natale e quando hai scoperto la verità hai sofferto. E ti hanno tenuto nascosto tutto sul sesso. Non hai mai sospettato che ti raccontino bugie anche su qualche cos’altro? Praticamente su tutto. E visto che la qualità della vita dipende da quel che sai e da quel che non sai questo spettacolo ti cambierà in modo definitivo. Sapere la verità sulla vita sessuale degli scimpanzé bonobo (i nostri più vicini parenti), sulla truffa della lettura del pensiero praticata dai maghi, sulle falsificazioni delle quotazioni azionarie della borsa di Tokio, sui poteri terapeutici della generosità, sulle tradizioni matriarcali dell’Africa Centrale, sull’intelligenza emotiva e sulla bolletta dell’Enel, cambierà qualche cosa di profondo dentro di te. Vedere questo spettacolo rende molto più alti e biondi di prima. Inoltre consente di godere orgasmi sibaritici, usufruire di una salute entusiasmante e non comprare mai più, in nessun caso, fondi di investimento. Lo spettacolo è particolarmente indicato per gastritici e cistitici nati sotto il segno dell’ariete. Questo recital è il meglio di Jacopo Fo con richiami a “Lo Zen e l’arte di far l’amore”, “Ti amo ma il tuo braccio mi fa schifo, tagliatelo”, “Anche la sogliola finge l’orgasmo, figuriamoci il resto” e “parti inedite”

  • Sabato 10 Marzo 2007, ore 20.45
    Teatro San Filippo Neri  -  Nembro
    Il Contato/Teatro Giacosa di Ivrea presenta
    Lucilla Giagnoni in
    Chimera
    tratto da "La Chimera" di Sebastiano Vassalli
    progetto e drammaturgia Lucilla Giagnoni
    scene e luci Lucio Diana,
    musiche originali Paolo Pizzimenti
    regia Paola Rota

    Nell’accesa, fiammeggiante prosa di Sebastiano Vassalli si ricostruisce (meglio, si reinventa) un caso di stregoneria che, nel 1610, sconvolse Novara. Il romanzo recupera un mondo popolato di personaggi grandi e infimi, come il vescovo o come il boia, come i risaroli o come i camminanti, come gli innumeri bambini che furono abbandonati e salvati soltanto per essere umiliati in miserabili case di carità: nella voce di Lucilla Giagnoni diventa un monologo struggente di pena, quasi la condanna di un presente che continuiamo a vivere con dolore, se solo un poco ci soffermiamo a pensare che è ancora storia di noi.”Nella notte tra il 16 e il 17 gennaio 1590, giorno di Sant’Antonio abate, mani ignote deposero sul cioè sulla grande ruota in legno che si trovava all’ingresso della Casa di Carità di San Michele fuori le mura, a Novara, un neonato di sesso femminile, scuro d’occhi, di pelle e di capelli: per i gusti dell’epoca, quasi un mostro” Così ha inizio la storia di Antonia, raccontata da Sebastiano Vassalli in uno dei più importanti romanzi dell’ultimo decennio, edito da Einaudi e vincitore nel 1990 dello Strega e del Campiello . E da qui un monologo avvincente sulla tragica vita della sua protagonista, la strega di Zardino, “villaggio fantasma” sulle rive del fiume Sesia, cancellato forse da un alluvione, dalla peste, da una battaglia, da un incendio o chissà... Dal mistero e dalla nebbia dell’oblio e del nulla riemerge così la vicenda della strega, che subì a Novara un processo e una condanna, “correndo l’anno del Signore 1610” , e del vescovo Bascapè, del boia Bernardo Sasso, dei bambini abbandonati e umiliati nelle case di carità, dei risaroli schiavi e dei camminanti ribelli, sullo sfondo di un paesaggio storico dominato e oppresso dalla Controriforma e dall’Inquisizione e di un paesaggio naturale dove si staglia il Monte Rosa, presenza immane di granito e di ghiaccio. Un “macigno bianco” per Dino Campana, che lo vide una mattina di settembre da dietro le sbarre di un carcere novarese: “un’immagine inafferrabile e lontana” scrive Vassalli “come quell’amore che lui allora stava inseguendo e che non avrebbe mai raggiunto, perché non esisteva… Una chimera!”

  • Sabato 17 Marzo 2007, ore 20.45
    Teatro San Filippo Neri  -  Nembro
    Movievent presenta
     I Turbolenti
    ovvero Enzo Polidoro, Gianluca Impastato
    Gianluca Fubelli e Stefano Vogogna in
    Uno di Noi è di Troppo
    di Enzo Polidoro, Gianluca Impastato, Gianluca Fubelli e Stefano Vogogna
    distribuzione Due Punti

    Quattro Artisti polivalenti, che ballano come cantanti, cantano conme mimi, recitano come musicisti, ma soprattutto parlano come mangiano. Costruiscono ed interpretano uno spettacolo ricco di emozioni, tanto bello quanto stupefacente, tanto da essere sotto il controllo del nucleo antisofisticazioni (NAS). Nell’evolversi dello spettacolo si susseguono svariate incursioni di bizzarri personaggi come il noto somelier Kikko d’Oliva che dispenserà consigli e suggerimenti sul vino nella sua rubrica “Gusto”, l’incredibile Fiorenzo, allievo e prediletto del mago Houdini, il flautista Studdarello con i suoi mondi musicali inesplorati ed il grande supereroe romano idolo di grandi e piccini “L’OMO Ragno”. Sarebbero un trio perfetto, se non che, sono in quattro. In linea come una difesa a zona, alternano coretti, alterchi e polemiche nel tentativo di capire chi è di troppo… ma siamo sicuri che sia il TRE  il numero perfetto?

  • Sabato 24 Marzo 2007, ore 20.45
    Teatro San Filippo Neri  -  Nembro
    Teatribu presenta
     “IMPRO! – Duelli Teatrali"
    Match di Improvvisazione Teatrale

    "Imprò! Duelli Teatrali", è uno spettacolo  che coinvolge undici professionisti in scena, una intera squadra teatrale che si destreggia con la parola, i personaggi, la costruzione di storie, gli stili differenti, ma soprattutto con il pubblico. Un eclettico presentatore e un virtuoso musicista in scena danno il ritmo a  ...tutto e  tutti. 
    L'ambiente esteriore e scenografico del match è quello di una partita e quindi lo spirito è quello di una competizione artistico/sportiva fra due squadre di giocatori/attori che si contendono la vittoria in circa 90 minuti di "gioco" divisi in due tempi. Un maestro di cerimonia illustra al pubblico le varie fasi dello spettacolo, un musicista scalda la platea e fa salire la tensione sul palco, un inflessibile arbitro garantisce la qualità e la correttezza dell´incontro. Lo spettacolo. Dopo il "riscaldamento" pubblico, la presentazione dei giocatori e l´intonazione dell´inno ufficiale (magari con il pubblico in piedi e mano sul cuore), un fischio di sirena segna l´inizio dell´incontro. L´arbitro estrae a sorte di volta in volta una serie di cartoncini, compilati antecedentemente dal pubblico, che legge ad alta voce, con le seguenti indicazioni: Tipo di improvvisazione: ciò comparata se le squadre dovranno improvvisare in successione, o mista se dovranno improvvisare insieme. Titolo dell´improvvisazione: rigorosamente sconosciuto ai giocatori. Numero dei giocatori: illimitato o imposto (ad esempio uno per squadra, due donne dei "rossi" e due uomini dei "blu" ecc.). Categoria dell´improvvisazione: cioè lo stile che può essere libero oppure cantato, in rima, senza parole o ancora alla maniera di Goldoni, Shakespeare, Spielberg, Fellini, De Amicis, Manzoni o anche delle soap opera, dei cartoni animati giapponesi… Durata dell´improvvisazione: da 30 secondi a 20 minuti. Dopo la lettura del tema le squadre hanno soltanto 20 secondi di tempo per trovare un´idea di partenza e lanciarsi nella "mischia". Alla fine di ogni improvvisazione l´arbitro può segnalare dei "falli", vale a dire degli errori di tecnica teatrale (ad esempio: fuori tema, mancanza d´ascolto, cliché…) ed i capitani delle squadre possono chiedere spiegazioni creando un ulteriore momento di spettacolo. Il pubblico È in fondo il vero protagonista della serata: è infatti lui che suggerisce dei temi all´arbitro, che vota dopo ogni improvvisazione per l´una o per l´altra squadra per mezzo di…!!! determinando l´andamento del match e che può addirittura esprimere il proprio dissenso lanciando … ciò che gli viene fornita all´ingresso dall’organizzazione del teatro!!!. Il match è uno spettacolo dove vengono esaltate la creatività, la fantasia e la prontezza di spirito di artisti che sulla scena sono allo stesso tempo e nel medesimo istante attori/autori/registi e la concreta partecipazione del pubblico che assisterà ogni volta ad una serata completamente diversa e ovviamente irripetibile. Fondamentale sottolineare il co-protagonismo del pubblico, presente in ciascun spettacolo della Compagnia milanese Teatribù: parole "al volo" diventano obblighi per inventare o modificare istantaneamente storie esilaranti. Un oggetto, un’emozione, il nome di un paese lontano, lo stile di un regista o di un genere musicale : ogni input del pubblico diventa una evidente dimostrazione dell’improvvisazione messa in scena. Se è vero che, nello spettacolo “Imprò”, i punteggi che esprimerà  il pubblico determineranno l’andamento della serata , è altrettanto vero che nello stesso format gli attori saranno guardati a vista dalla figura di un “notaio teatrale”, pronto a punire ogni loro inesattezza : fino alla vittoria finale.

  • Domenica 25 Marzo 2007, ore 20.45
    Teatro del Borgo  -  Ranica
    Ambaradan & Teatro Distratto presentano
    l'Impresa F.lli Togne in
    Circo Polenta
    di e con Lorenzo Baronchelli, Ettore Giuradei, Pier Frugnoli, Massimiliano Maccarinelli;

    Primo, Mansueto, Bortolo e Cherubino, figli di Isolina e Arturo Togne, nascono a Pumenengo, piccolo paesino ai piedi delle valli bresciane e bergamasche. La loro piccola casa è situata proprio al confine, tanto che le loro camere da letto si trovano in provincie separate. Assunti nella impresa edile di famiglia sin dalla tenera età, le loro giornate scorrono noiosamente tra casa e cantiere, dove lavorano incessantemente. Ma la monotonia delle loro vite è destinata a finire presto... In paese è arrivato il Circo! Accorsi allo spettacolo i giovani vengono sedotti dall'esibizione e dal fascino di quattro bellissime trapeziste. Presi dall'entusiasmo i quattro fratelli mollano l'impresa famigliare e si buttano nello scintillante mondo dello spettacolo viaggiante! Si uniscono così al misterioso Circo Bobosky ignari della spiacevole sorpresa che li attende... Dopo sei mesi di estenuante tournèe, lavorando nelle più umili mansioni, una mattina si risvegliano nello sconosciuto paesino ucraino di Zlatopol' abbandonati a loro stessi. Soli e senza un soldo, i quattro non si perdono d'animo. Decisi a tornare al paese natio, per poterlo fare non gli rimane che mettere a frutto la loro esperienza. Armati di cazzuola, badile e cariola ecco a voi il Circo Polenta! Lo spettacolo: Esprimendosi in un grammelot padano internazionale (ossia incomprensibile ovunque...) i quattro protagonisti propongono una serie di improbabili numeri circensi riuscendovi sempre a modo loro. In ogni azione svelano una maniera di essere un po' naif dimostrando la loro provincialità sia dall'accento marcato, sia dai modi di fare un po' rustici. Uno spettacolo di moderna clownerie divertente e accattivante in cui il linguaggio teatrale si mischia con le arti di strada. La critica "... il «Circo Polenta» fa ridere, con sapore di ingenuità raro... Alle spalle della spontaneità c’è invece uno studio attento del clown teatrale e del teatro di strada. Il colorito bresciano-bergamasco prorompe dal marcato accento volutamente esibito dagli attori, con inserti di dialetto o di un grammelot teso a riprodurre le sonorità padane. È il linguaggio della cazzuola, perché nel «Circo Polenta» tutto deve essere «in linea, a bolla e a filo», filo a piombo naturalmente, come nella migliore tradizione edilizia. Ma l’impresa di costruzioni è in realtà solo una divertente atmosfera che fa di Primo, Mansueto, Cherubino e Bortolo personaggi naïf e quanto mai stralunati, che si muovono al ritmo delle cazzuole al posto della batteria, accompagnati dal suono scoppiettante della fisarmonica. Il ritmo è uno degli elementi fondamentali, dai mottetti cantati, all’alternarsi di battibecchi, interventi a sorpresa o pause spiazzanti. Il pubblico è coinvolto fin dall’inizio, per stendere un lungo nastro dei lavori in corso. Ecco forse il sapore migliore di questo spettacolo: la leggerezza di quattro personaggi-tipi che suscitano risate e applausi."

  • Sabato 31 Marzo 2007, ore 20.45
    Teatro San Filippo Neri  -  Nembro
    Compagnia Dario Fo e Franca Rame presenta
    Marina de Juli in
    Ho Visto un RE!
    di Dario Fo
    regia di Franca Rame

    Uno spettacolo ricco di canzoni, musiche, brevi racconti, poesie e soprattutto fabulazioni da “Mistero Buffo”, una delle più importanti e conosciute opere di Dario Fo, nelle quali si riscoprono i personaggi della Bibbia secondo una cultura e una sensibilità popolare, più umani che divini, sanno piangere, ridere, amare e ribellarsi. Così Maria in  “Maria sotto la croce” è una madre che si ribella e lotta per salvare il figlio; ne “Le nozze di Cana” Cristo è un uomo che invita tutti a saper gioire fino in fondo della bellezza della vita. E ancora ne “Il primo miracolo di Gesù bambino”, Gesù è un bimbo uguale a tanti altri, straniero in terra straniera, che si sente solo, ha difficoltà a rapportarsi con gli altri ragazzini del luogo che non lo accettano perché forestiero, e che si inventa un gioco bellissimo, un miracolo, per farsi voler bene. Un omaggio ai miei due maestri, giullari dei nostri tempi, Dario Fo e Franca Rame, che hanno per una vita raccontato la nostra storia, sbeffeggiato il potere, cercato di ridare dignità agli umili.  Ed ecco alcune recensioni... Marina presta voce al mondo degli umili e dei vinti, esprimendone in tono allegro e canzonatorio tutta la sensibilità e restituendo loro quella dignità che la storia aveva tolto. ... Una professionalità rara quella della De Juli che riunisce tutte le doti proprie della figura teatrale: canta, danza al suono di nacchere, cambia sovente cifra linguistica, offrendoci un vero e proprio excursus nel panorama dialettale italiano, attuale e letterario, ma soprattutto dà vita ad una folla di personaggi mai uguali, mai ripetitivi, attraverso una mimica che sorprende e non fa rimpiangere l'assenza di altri attori in scena o l'ausiglio di strumenti scenici. … Marina si trasforma in una moderna “giullaressa” passando con brio e naturalezza dai raccordi autobiografici ai racconti popolari, dall'italiano al grammelot, il fantastico miscuglio di dialetti padani e suoni onomatopeici... Registri diversi, dalla comicità alla tragedia, che la De Juli affronta con un virtuosismo temperato da una forza espressiva carica di sincerità... E' certamente un raro piacere per il cronista teatrale documentare l'apparizione di un'ultima importante scoperta: una giovane attrice di razza che, dopo anni di impegno accanto ai due maestri, sta rivelandosi in tutta la sua autentica bravura... ... Marina ha saputo dare voce e gesto alla miriade di personaggi del grande “Mistero Buffo”, con una padronanza dei propri non comuni mezzi da suscitare talvolta, un autentico entusiasmo tra i numerosi cultori del duo Fo-Rame. ... Occhi azzurri, vivaci e spiritati, capelli rossi un po' scarmigliati, gonnellone colorato, sorriso contagioso: una donna priva di falsi pudori, libera, un po' Peter Pan, un po' sognatrice... il ritratto della baccante, di una strega, di una giullaressa del passato... o di Marina De Juli... che ha il grande merito di non essere scivolata nel rischio più facile e più comune, l'imitazione pedissequa del maestro... ma ha reso un'interpretazione originale e personalissima dei testi di Fo.

  • Sabato 21 Aprile 2007, ore 20.45
    Teatro San Filippo Neri  -  Nembro
    Teatribu presenta
     “IMPRO! – Duelli Teatrali"
    Match di Improvvisazione Teatrale

    Vedi spettacolo del 24 marzo.

 
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