

Un’iniziativa importante quella di "
Aiutiamoli a Vivere" perché a livello nazionale, che qualifica l’impegno ed esalta la solidarietà fornita dal comitato locale, attivo dal 1996 e diretto da
Domenico Giudici, che ormai da anni accoglie e sostiene i bambini bielorussi colpiti dalla tragedia dello scoppio della centrale nucleare di Chernobyl. Allora, furono due mamme, a Clusone, a dare il via all’iniziativa "vacanze-salute": dalla loro sensibilità si è creata una fitta rete di solidarietà, che poi ha dato vita al Comitato dell’Altopiano di Clusone della Fondazione Aiutiamoli a Vivere. E proprio la grande intraprendenza del comitato locale e, soprattutto, di Domenico Giudici, è stata la motivazione della scelta di Clusone quale sede del convegno nazionale, che ha avuto per titolo "
Una casa aperta è speranza: la speranza vede quello che non è ancora e che sarà". Teatro delle operazioni è stato il teatro Garden che, durante la "tre giorni", ha ospitato migliaia di persone, fra cui i coordinatori nazionali, provenienti da tutta Italia e, ovviamente, dalla Bielorussia.
I lavori, coordinati dal vicepresidente nazionale Sandro Tironi, si sono concentrati soprattutto sui temi dell'accoglienza, della famiglia, sulla presentazione dei tanti progetti che la fondazione ha avviato. Molti i relatori che si sono avvicendati di fronte a una platea di quasi cinquecento persone, giunte da tutta Italia. Tra gli interventi più apprezzati quello di don Chino Pezzoli, responsabile della comunità Promozione umana. "L'affettività non la si inventa – ha detto – E’ una bellezza dell'anima che si costruisce grazie a incontri, riflessioni, capacità, accoglienza. Quando accogliete fate in modo di lasciare la vostra firma nel cuore di quella persona e che quella persona lasci la sua firma nel vostro cuore".
Al convegno hanno partecipato anche Alessandro Giusto e Chiara Bornacin, la coppia di Cogoleto (Genova) salita alla ribalta della cronaca per aver trattenuto oltre i termini del soggiorno terapeutico Maria, la bambina bielorussa che ospitavano da tre anni: hanno voluto esserci per fare chiarezza e per raccontare tutta la loro storia. "Quello che è accaduto – ha detto Chiara Bornacin – è stato frutto di disperazione, di ingenuità, di mancanza d'esperienza e anche di solitudine, nel trovarci in una situazione più grande di noi. Purtroppo, ci sono state troppe distorsioni alla storia, che ne hanno messo in luce solo gli aspetti negativi".
Alessandro Giusto ha raccontato tutto: il primo incontro con Maria nel 2003; il forte legame che subito si è creato fino a sfociare nella richiesta d'adozione; la scoperta degli abusi subiti dalla bambina; i suoi gesti disperati e la decisione di rivolgersi alle autorità italiane; il tentativo di rimandare di qualche mese il ritorno in patria andato a vuoto e la situazione che alla fine è precipitata. "La decisione di nascondere la bambina – ha detto Giusto - è stata dettata solo dall'emergenza, senza pensare alle possibili conseguenze". "Spero che questa nostra vicenda – ha aggiunto la moglie - possa essere d'esempio per tutti, perché non ci siano mai più casi come questo".
Il convegno, poi, è stato l’occasione per presentare alcune novità per il futuro dell’associazione. Da quest’anno, infatti, secondo quanto annunciato al termine del convegno, Aiutiamoli a vivere si aprirà al mondo, operando come organizzazione non governativa.
"L’associazione - ha annunciato il presidente Fabrizio Pacifici - è in procinto di farsi definire, oltre a fondazione, anche organizzazione non governativa. Una formula aggiuntiva che ci permetterà di stare fra tante organizzazioni che sono chiamate ad operare nel mondo. Oltre alla Bielorussia, siamo già in altri Paesi: in Africa, per esempio; e in Medio Oriente, con il progetto "La pace è possibile". Grazie a quest'ultimo, in estate, ragazzi palestinesi e israeliani provenienti da famiglie segnate dalla tragedia della guerra sono stati in Trentino per vivere un'esperienza insieme."
Durante i lavori è stata aperta anche una parentesi per le premiazioni del concorso indetto tra le scuole elementari dell'Altopiano. I bambini dovevano realizzare un disegno sul tema del convegno: la speranza. Il più significativo è stato scelto anche per la copertina dell'opuscolo di presentazione. A premiare i bimbi sono stati il fondista, argento olimpionico, Fabio Maj, e il ciclista, vincitore di due giri d'Italia, Paolo Savoldelli.
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