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Scritto da ViviSulSerio! - Il Portale della Valle Seriana
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L’allarme per l’invasione dei cinghiali è motivo di preoccupazione sulle montagne orobiche. Legata ai suini selvatici, ma felicemente attesa, è invece l’invasione di turisti che Domenica 18 Settembre 2011 animerà a Peia la terza edizione della Sagra del Cinghiale, che trae spunto proprio dall’animale simbolo del paese, tanto da essere raffigurato in grande evidenza sullo stemma comunale. Si tratterà di una sorta di "movida" diurna: dalle 9 alle 22 il centro di Peia proporrà degustazioni gratuite di salumi di cinghiale accompagnati da vini bergamaschi. Particolare l’appuntamento proposto presso l’"Antica Macelleria" di Fabio Bosio, che offrirà dimostrazioni pratiche di arte norcina per i ragazzi. Artigiani, produttori e commercianti locali presenteranno i loro prodotti in un contesto che prevede anche momenti di spettacolo. Dalle 10 alle 18 giochi gonfiabili e pony in carne ed ossa faranno la gioia dei più piccoli, mentre a partire dalle 13 i Falconieri delle Orobie di Villa d’Adda presenteranno dimostrazioni con i rapaci.
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Il Gruppo Lampiusa è una compagnia folcloristica parrese di tradizione antica, il cui nome deriva dal Gaì - l’antico gergo dei pastori - e significa letteralmente “Luna”. La principale attività perpetuata dal gruppo è quella di far conoscere gli usi e costumi di un’epoca passata, dedita alla pastorizia e alla dura vita della montagna. Nelle esibizioni dei Lampiusa si possono apprezzare coreografie relative al mondo del lavoro, come il Ballo del Rastel (rastrello), il Ballo della Lana o del Basol, oltre a danze dedicate alla vita quotidiana, come il saltarel o la girandola. I canti sono semplici: storie di innamorati che hanno per protagonisti carrettieri, lavandaie, persone umili; frammenti di vita raccontati sul palcoscenico, perché il pubblico possa gustare il sapore autentico e genuino di un tempo ormai perduto. La storia del Gruppo Lampiusa è legata indissolubilmente al “Cöstöm dè Parr”, dimessa e caratteristica veste la cui origine risale forse al 1630, quando alcune donne fecero voto alla Madonna di vestire in modo sobrio e dignitoso, affinché il paese di Parre venisse preservato dagli orrori della peste.
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La Federazione Campanari Bergamaschi è un’associazione culturale che si prefigge l’obiettivo di tutelare e rilanciare il suono manuale delle campane nella diocesi di Bergamo e nelle diocesi o parrocchie che intendano avviare un rapporto di collaborazione finalizzato alla riscoperta del valore del suono delle campane. Nata nel 2002, la Federazione Campanari Bergamaschi si è costituita ufficialmente come associazione di volontariato nel 2006, ottenendo il riconoscimento di ONULS dalla Provincia di Bergamo l'11 Settembre dello stesso anno. Collabora con l’Ufficio di Musica Sacra della Curia Vescovile di Bergamo per la tutela del suono manuale delle campane e ha contribuito alla stesura di un documento ufficiale emanato dall'Ufficio di Musica Sacra della Curia di Bergamo per la tutela dei beni campanari in corso di restauro e manutenzione.
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 Dopo la morte del grande artista dei burattini - Benedetto Ravasio - avvenuta nel 1990, la sua famiglia sentì l'esigenza di non disperdere la preziosissima collezione. Radunato un folto gruppo di giornalisti e critici del settore, coadiuvato anche da studiosi e docenti universitari, la Fondazione Ravasio prese subito vita. Nulla è andato perduto: gli attrezzi di lavoro, i burattini e i copioni sono stati conservati intatti con le baracche e le scenografie. Sono molte le iniziative promosse ogni anno dalla Fondazione, che contribuisce in larga maniera alla diffusione e allo studio del teatro delle figure animate, tanto quelle tradizionali, quanto quelle "inedite" della ricerca contemporanea. L'organizzazione di mostre, rassegne e convegni, promuove la conoscenza di quest'arte da non dimenticare. |
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Questa è la storia vera di una tovaglia in dotazione alla chiesetta di S. Maria Elisabetta a Leffe, e della donna che la ricamò donandola alla Cappella. I fatti narrati sono stati riferiti da testimoni oculari tutt’ora viventi e si collocano intorno al 1940. Dopo aver ascoltato molte persone che conobbero Nunziadì, la Signora Gelmi Maria Teresa ha ricavato di lei un ritratto sempre coerente ed univoco che racconta di una vita guidata da una grande fede trascendente il terreno ed il quotidiano. Basandosi su queste acquisizioni l'autrice ha immaginato i sentimenti che animarono la ricamatrice nei momenti salienti della storia qui riportata. L’averla interpretata in chiave fiabesca è stata la conseguenza inevitabile di una constatazione che andava prendendo sempre più forma mano a mano che le parole di tanti ridavano vita ad una donna che seppe attraversare un’intera vita fedele ad un amore vero e puro senza scomodare né un "principe", né uno scontato ed ingannevole "per sempre". Nunziadì è morta il 17 Novembre 1973 all’età di 68 anni, lasciando qualcosa di sé dentro i fili di un maestoso ricamo, oltre che nella memoria di chi l’ha conosciuta.
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